L’euro scambiava poco sotto 1,1500 contro il dollaro USA dopo essere scivolato al di sotto delle medie mobili esponenziali (EMA) a 50 e 200 giorni, distanti sei pip e collocate appena sopra 1,1550. La Banca centrale europea ha portato il tasso sui depositi al 2,50% giovedì scorso, e la Federal Reserve ha fatto seguito con un rialzo di un quarto di punto al 3,75–4,00% con voto unanime, lasciando il differenziale del punto medio a 1,375 punti percentuali, invariato nella giornata. Il movimento ha invece rispecchiato l’aggiornamento delle proiezioni sui tassi della Fed: la mediana della stima di fine 2027 è salita al 4,1% dal 3,6%, mentre la BCE non ha fornito indicazioni oltre la prossima riunione.
Nella successiva conferenza stampa, il presidente della Fed ha legato la politica futura alla fiducia che l’inflazione di fondo si stia muovendo verso l’obiettivo del 2% “chiaramente e a velocità sufficiente”, condizione che, a suo dire, i recenti dati estivi non hanno soddisfatto. Ha inoltre confermato di non aver presentato una propria proiezione, come in giugno, lasciando la mediana del 4,1% come visione dei 18 partecipanti. Sul grafico, il supporto era individuato in area 1,1450, con 1,1400 più sotto, mentre la resistenza si collocava sulla fascia delle EMA e poi a 1,1600; lo Stochastic Relative Strength Index era vicino a 15 e una chiusura giornaliera sopra 1,1600 annullerebbe l’impostazione ribassista.
Strategie di trading in caso di debolezza dell’euro
Suggeriamo ai trader su derivati di posizionarsi per un dollaro USA più forte nelle prossime settimane dopo che l’euro ha rotto al ribasso la soglia chiave di supporto a 1,1500. Questo cedimento tecnico segue le recenti decisioni di politica monetaria, in cui le proiezioni prospettiche più “hawkish” della Federal Reserve hanno oscurato il silenzio della Banca centrale europea sui passi successivi. Per sfruttare questo momentum, raccomandiamo l’utilizzo di opzioni put a breve scadenza su EUR/USD oppure posizioni corte su futures con obiettivi in area 1,1450 e 1,1400.
Questa view ribassista è supportata dai recenti indicatori economici, come il report sull’inflazione di Eurostat che mostra la crescita dei prezzi al consumo dell’Eurozona in rallentamento al 2,2%, riducendo la pressione sulla BCE affinché eguagli l’impostazione aggressiva della Fed. Al contrario, l’economia statunitense resta resiliente, con i recenti dati su occupazione e vendite al dettaglio che sostengono l’approccio “tassi più alti più a lungo” della Fed. Questo divario fondamentale rende altamente credibile la nuova proiezione mediana della Fed al 4,1% per il 2027, conferendo al dollaro un netto vantaggio di rendimento nel breve termine.
Gestione del rischio e trigger tecnici
Sebbene lo Stochastic RSI giornaliero sia in territorio fortemente ipervenduto vicino a 15, suggerendo un possibile rimbalzo di breve, eventuali risalite verso 1,1550 andrebbero considerate opportunità di vendita. L’area appena sopra 1,1550 è fortemente rafforzata dalle medie mobili esponenziali a 50 e 200 giorni, che ora fungeranno da robusta resistenza. Consigliamo di inserire stop-loss in acquisto appena sopra 1,1600, poiché una chiusura giornaliera oltre questo livello azzererebbe completamente il nostro bias ribassista.
Per i trader di opzioni, privilegiamo l’acquisto di put su EUR/USD con strike 1,1400 in scadenza a ottobre per intercettare questa spinta al ribasso. La vendita di call out-of-the-money a 1,1600 può inoltre generare un interessante incasso di premio finché il cross resta “cappato” dalle medie mobili. I dati storici mostrano che quando l’euro scende sotto entrambe le medie mobili in una fase di divergenza monetaria, in genere cala di un ulteriore 1%–2% nell’arco di tre settimane.
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