L’S&P 500 è tornato in territorio positivo dopo quattro sedute consecutive di ribassi, anche se un’inflazione core più sostenuta ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury e aumentato la probabilità di un irrigidimento della Federal Reserve a settembre. Con l’incertezza di politica monetaria al centro dell’attenzione, i mercati hanno interpretato tassi più elevati sul breve come un fattore che potrebbe limitare i rendimenti sul lungo periodo, e la variazione attesa del tasso sui federal funds viene descritta come in larga parte già scontata. L’attenzione si concentra quindi sull’eventualità che la Fed assuma un tono più hawkish del previsto.
I dati di posizionamento indicano una domanda più debole per le azioni statunitensi. Gli ETF focalizzati sui titoli USA hanno registrato deflussi per 14,2 miliardi di dollari in tre settimane, il maggiore ritiro da gennaio, mentre i fondi globali stanno attirando circa 7 miliardi di dollari a settimana, contro i 52 miliardi di luglio. L’indice ha inoltre tenuto nonostante il conflitto in Medio Oriente, l’aumento dei prezzi del petrolio e il rally dei rendimenti dei Treasury, con il riemergere di confronti con le dinamiche di fine ciclo osservate alla vigilia dello scoppio della bolla dot-com.
Incertezza sulla politica della Fed e posizionamento di mercato
Mentre ci avviciniamo alla cruciale decisione sui tassi della Federal Reserve di settembre, l’S&P 500 ha mostrato una resilienza sorprendente nonostante l’aumento dei rendimenti dei Treasury. Riteniamo che i trader su derivati non debbano scambiare questo rimbalzo di breve per un via libera ad assumere un rischio eccessivo. Storicamente, quando il rendimento del Treasury decennale sale rapidamente — di recente in area 4,3% — esercita una forte pressione sulle valutazioni azionarie.
Sebbene il mercato azionario sembri aver già scontato il rialzo dei tassi in arrivo, il vero rischio risiede in un linguaggio inaspettatamente più hawkish da parte della banca centrale. Suggeriamo di tradare questa incertezza concentrandosi sul Volatility Index (VIX), che di recente ha oscillato intorno a quota 16. L’acquisto di opzioni call sul VIX a breve scadenza potrebbe fungere da copertura efficace se la Fed dovesse sorprendere e interrompere l’attuale fase di calma.
Deflussi dagli ETF e strategie di trading
Dobbiamo inoltre prestare molta attenzione ai massicci 14,2 miliardi di dollari ritirati dagli ETF azionari USA nelle ultime tre settimane. Questo brusco calo dell’interesse degli investitori, rispetto ai forti afflussi settimanali di 52 miliardi di dollari osservati a luglio, suggerisce che i grandi investitori stiano silenziosamente aumentando la liquidità. Per i trader di opzioni, questo significa attenersi a contratti molto liquidi su SPY o QQQ per evitare di rimanere intrappolati in spread denaro-lettera in ampliamento.
La storia insegna che i cicli di irrigidimento aggressivo spesso proseguono finché non si rompe qualcosa, evocando inquietanti analogie con l’impennata dei rendimenti poco prima dello scoppio della bolla dot-com. Per gestire questo contesto, raccomandiamo di utilizzare credit spread a rischio definito o iron condor su opzioni indicizzate per trarre vantaggio da un mercato volatile ma laterale. Queste strategie consentono di incassare premio limitando rigorosamente il rischio massimo nel caso in cui tassi elevati finiscano per innescare una correzione più ampia del mercato.
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