EUR/USD scende a 1,1585 mentre l’inflazione USA sostenuta aumenta le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed

by VT Markets
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Sep 14, 2026

EUR/USD è sceso a circa 1,1585 nelle prime contrattazioni asiatiche di lunedì, poiché dati sull’inflazione USA più solidi hanno mantenuto le attese orientate verso un rialzo dei tassi della Federal Reserve in vista della decisione di mercoledì. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense è aumentato dello 0,4% su base mensile ad agosto, portando il tasso annuo al 3,4%, mentre il CPI core è salito dello 0,3% contro lo 0,2% precedente e oltre una previsione dello 0,2%. Le quotazioni di mercato implicano una probabilità di quasi il 91% di un rialzo Fed di 25 punti base alla riunione di settembre, in aumento dal 72% prima della pubblicazione del PPI USA, secondo CME FedWatch.

Nell’area euro, la BCE ha innalzato il tasso sui depositi al 2,50% nella riunione di settembre, segnando il secondo aumento quest’anno dopo la mossa di giugno. I mercati hanno inoltre prezzato quasi 40 punti base di ulteriore restrizione entro fine anno. Sui grafici, la coppia resta sopra la banda inferiore di Bollinger a 1,1560 e la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni a 1,1555, ma continua a essere respinta sotto la linea mediana delle Bollinger in area 1,1628; la banda superiore si colloca intorno a 1,1695. L’RSI (14) a 48,8 segnala un momentum bilanciato.

Driver di politica monetaria e reazione del mercato

Stiamo osservando il cambio EUR/USD sotto pressione in area 1,1585 a causa delle forti aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve già questa settimana. I dati recenti mostrano l’inflazione dei consumatori negli Stati Uniti in crescita dello 0,4% su base mensile, mantenendo il tasso annuo al 3,4%. Questa inflazione persistente ha spinto la probabilità di mercato di un rialzo a settembre al 91% secondo lo strumento CME FedWatch, che storicamente rende molto probabile una mossa sui tassi e innesca un aumento della volatilità di breve periodo.

Allo stesso tempo, va monitorata la Banca centrale europea, che di recente ha portato il tasso sui depositi al 2,50% per contrastare l’inflazione persistente dell’Eurozona. Anche se i policymaker BCE mantengono un orientamento da “falchi” e i mercati prezzano quasi 40 punti base di ulteriori rialzi entro fine anno, l’euro resta debole contro un dollaro più forte. I dati storici indicano che, quando entrambe le banche centrali stringono simultaneamente, il vantaggio di rendimento del dollaro tende a penalizzare l’euro, con una svalutazione media del 2,5% nel mese successivo.

Strategie di trading e analisi tecnica

Per gli operatori in derivati, suggeriamo di concentrarsi sulla stretta fase di consolidamento tra il supporto immediato a 1,1555 e la resistenza in area 1,1628. Poiché l’Indice di Forza Relativa (RSI) a 14 giorni è neutrale a 48,8, è possibile utilizzare strategie opzionali “range-bound”, come gli iron condor, per catturare il decadimento del premio in vista della decisione della Fed. Tuttavia, conviene essere pronti ad acquistare opzioni put di copertura sull’euro se il cambio dovesse chiudere sotto la media mobile a 100 giorni a 1,1555, perché una rottura di questo livello esporrebbe la coppia a perdite ben più profonde.

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