Il dollaro USA ha esteso la sua fase di debolezza, con il DXY in arretramento da poco sotto il livello psicologico di 100,00 di inizio mese fino a mettere alla prova area 98,50, in prossimità dei minimi a quattro mesi e segnando il terzo calo mensile consecutivo. Il sostegno da geopolitica e mercato monetario USA è stato limitato, mentre i funzionari della Fed sono rimasti in silenzio durante il blackout pre-riunione e il petrolio è stato l’asset principale a reagire agli sviluppi in Medio Oriente. I dati sull’inflazione statunitense hanno mostrato prezzi ancora “caldi”, mantenendo l’attenzione sulla decisione del FOMC della prossima settimana e sul SEP; in calendario anche vendite al dettaglio e dati sul settore abitativo, mentre resta sotto osservazione la decisione sui tassi della BoJ.
I dati di posizionamento indicano una crescente pressione ribassista. Nella settimana al 1° settembre, le statistiche CFTC hanno mostrato un calo delle posizioni nette long dei non-commercial a poco sopra 17 mila contratti e, con la variazione sulle quattro settimane intorno a -5,5 mila, il trend più ampio è tornato a scendere. L’open interest è salito a poco più di 50 mila contratti, in aumento di circa il 4,3%, suggerendo l’apertura di nuovi short più che una semplice liquidazione di long; l’esposizione speculativa è scesa al 34,04% dal 38,96%, mentre il percentile è sceso a 50,9 e il percentile della posizione netta a 63,9, in un contesto di aspettative per quasi 50 punti base di rialzi entro fine anno e con una mossa da 25 pb vista come scenario base per mercoledì.
Volatilità di breve e momentum ribassista
Ci aspettiamo una volatilità elevata per il dollaro USA nelle prossime settimane, mentre l’indice mette alla prova un supporto cruciale in area 98,50. Con la riunione della Federal Reserve la prossima settimana, gli operatori sui derivati dovrebbero prepararsi a oscillazioni marcate, più che a un movimento lineare. Riteniamo che nel brevissimo il percorso di minore resistenza sia verso il basso, ma lo scenario di più lungo periodo resta sostenuto dalla persistenza dell’inflazione.
La nostra analisi degli ultimi dati CFTC evidenzia che le posizioni nette long speculative si sono ridotte a poco sopra 17.000 contratti. Allo stesso tempo, l’open interest è aumentato di oltre il 4%, indicando che i trader stanno aprendo attivamente nuove posizioni short invece di limitarsi a chiudere vecchi long. Storicamente, quando l’esposizione speculativa scende su questi livelli, spesso anticipa una fase di vendita del dollaro breve ma intensa.
Per posizionarsi in vista della decisione della Fed della prossima settimana, suggeriamo l’utilizzo di opzioni per catturare questo momentum ribassista di breve. L’acquisto di put a breve scadenza sul dollaro USA contro lo yen giapponese appare particolarmente interessante, soprattutto considerando che anche la Bank of Japan si riunirà la prossima settimana. Questa “doppia” decisione delle banche centrali è destinata a spingere al rialzo la volatilità implicita dagli attuali livelli contenuti.
Inflazione e prospettive del dollaro nel medio-lungo periodo
Tuttavia, non bisogna perdere di vista i dati di inflazione “appiccicosa”, che restano ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed. Per effetto di queste persistenti pressioni sui prezzi, ci aspettiamo che la Fed mantenga i tassi elevati più a lungo, preservando il vantaggio di rendimento del dollaro rispetto ai pari. Una volta esaurito l’eventuale sell-off iniziale post-riunione, potremmo valutare l’impostazione di call di lungo periodo sul dollaro per intercettare un successivo recupero.
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