USD/JPY ha messo a segno un rimbalzo grazie a rendimenti dei Treasury USA più solidi dopo il PPI statunitense e a un più ampio recupero del dollaro, mentre il rialzo dei prezzi del petrolio ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione e ha ulteriormente peggiorato i termini di scambio del Giappone. L’attenzione è ora rivolta al CPI USA: una sorpresa al rialzo — soprattutto sulla componente core — potrebbe spingere ancora più in alto i rendimenti e mantenere vivo il rimbalzo, mentre un dato più debole potrebbe invertire il recente repricing dei tassi e sostenere un recupero dello JPY. Nel breve, il bias resta ancorato al canale dei tassi USA, anche se le attese di un’ulteriore normalizzazione della BOJ potrebbero limitare un rialzo duraturo.
Sul fronte grafico, un doji “dragonfly” in area 154,25 ha preceduto il rimbalzo, anche se la dinamica ribassista viene ancora indicata come intatta, con segnali di possibile attenuazione dopo la risalita dell’RSI dai livelli di ipervenduto. Si sta formando una timida divergenza rialzista su MACD e RSI, ma manca ancora la conferma. La resistenza chiave è indicata a 155, in linea con il ritracciamento di Fibonacci del 23,6% del movimento dai minimi ai massimi 2026, e a 156,70, livello del 38,2%. Il supporto è delineato a 153 e a 152,20, minimo del 2026.
Driver di volatilità e venti contrari macro
Consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità elevata sulla coppia USD/JPY nelle prossime settimane, mentre i rendimenti dei Treasury USA salgono. Con il Treasury decennale vicino al 4,2% e i prezzi del petrolio in aumento a livello globale, lo yen giapponese torna sotto pressione. Raccomandiamo di monitorare attentamente questi driver macro, poiché mettono a rischio i termini di scambio del Giappone e indeboliscono lo yen.
Per gestire questo scenario, suggeriamo l’utilizzo di straddle su opzioni a breve scadenza in vista della prossima pubblicazione del CPI USA. Una lettura dell’inflazione core superiore alla previsione di mercato del 2,9% potrebbe spingere rapidamente USD/JPY oltre la resistenza di 155,00. Al contrario, un dato d’inflazione più morbido innescherebbe verosimilmente una rapida chiusura delle posizioni lunghe di dollaro, trascinando la coppia verso i principali livelli di supporto.
Segnali tecnici e gestione del rischio
Stiamo iniziando a vedere i primi segnali di una divergenza rialzista sui grafici MACD e RSI, il che suggerisce che la recente ripresa dello yen stia perdendo slancio. I trader dovrebbero gestire con attenzione la leva in prossimità del supporto immediato a 152,20, che rappresenta il minimo del 2026. Se questo livello dovesse cedere, potremmo assistere a una discesa rapida verso 150,00, soprattutto se la Bank of Japan segnalasse ulteriori rialzi dei tassi.
I rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan restano un potente contrappeso, con il tasso di policy ora allo 0,25%. Storicamente, quando lo spread di rendimento USA-Giappone si restringe anche solo di 50 punti base, lo yen è salito del 3%-5% contro il dollaro. Riteniamo che fissare stop-loss stretti o utilizzare opzioni barrier sia l’approccio più prudente per operare su questi improvvisi cambi di scenario di politica monetaria.
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