L’US Dollar Index (DXY) è sceso per la terza seduta consecutiva, scambiando intorno a 98,80 nelle ore asiatiche di mercoledì, mentre il Dollaro USA (USD) resta sotto pressione. Le vendite potrebbero però essere attenuate dai prezzi del greggio più solidi dopo un attacco statunitense contro diverse petroliere iraniane vicino all’isola di Kharg, hub chiave per l’export, che ha alimentato i timori di interruzioni dell’offerta mantenendo in primo piano le preoccupazioni sull’inflazione. La prezzatura dei derivati tramite il CME FedWatch Tool indica circa il 60% di probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve (Fed) al prossimo meeting. Più avanti in settimana l’attenzione si sposta sulle pubblicazioni statunitensi di Producer Price Index (PPI) e Consumer Price Index (CPI), che contribuiranno a delineare il percorso verso la riunione di settembre.
Sul fronte tecnico, il DXY resta sotto la media mobile esponenziale (EMA) a nove periodi a 99,07 e sotto la EMA a 50 periodi a 99,69, rafforzando un’impostazione ribassista nel breve termine, dato che entrambe le medie limitano l’azione dei prezzi. Il Relative Strength Index (RSI) a 14 giorni si colloca intorno a 38, segnalando la prosecuzione della spinta al ribasso più che un’inversione imminente. La prima resistenza si colloca sulla 9-EMA, con un test più impegnativo sulla 50-EMA, mentre l’FXS Fed Sentiment Index in area 125,72 suggerisce una convinzione macro morbida a supporto del dollaro.
Strategia operativa su mercato energetico e Dollar Index
Raccomandiamo ai trader di derivati di assicurarsi immediatamente opzioni call long sul petrolio greggio per capitalizzare le ansie sull’offerta dopo l’attacco nei pressi di Kharg Island. Questa infrastruttura gestisce oltre il 90% delle esportazioni di greggio dell’Iran, il che significa che anche interruzioni minori possono sottrarre fino a 1,5 milioni di barili al giorno dal mercato globale. Storicamente, escalation geopolitiche analoghe in Medio Oriente hanno innescato rialzi immediati del 10%-15% dei prezzi energetici, con un rapido effetto di trasmissione sull’inflazione globale.
Per operare sul calo dell’US Dollar Index, dovremmo valutare l’acquisto di opzioni put di breve periodo sul DXY finché resta tecnicamente debole sotto la EMA a 9 giorni a 99,07. Tuttavia, è necessario limitare il rischio impostando stop-loss stretti, poiché qualsiasi sorpresa al rialzo nei dati CPI e PPI di questa settimana potrebbe invertire rapidamente il trend ribassista. La volatilità implicita è in aumento, rendendo gli spread a debito (debit spread) una soluzione interessante per mitigare l’elevato costo dell’acquisto di opzioni plain-vanilla in vista di queste pubblicazioni.
Aspettative di politica Fed e approcci tramite opzioni FX
Con il CME FedWatch Tool che indica una probabilità del 60% di rialzo dei tassi, dovremmo prepararci a un possibile improvviso cambio di tono in senso hawkish da parte della Federal Reserve. Strategie in opzioni come straddle o strangle su cross principali, ad esempio EUR/USD, risultano particolarmente valide in questa fase per trarre beneficio da movimenti bruschi dopo i dati sull’inflazione. Se i dati sull’inflazione dovessero superare le attese, ci aspettiamo un rapido rally di ricoperture sul DXY verso la sua EMA a 50 giorni a 99,69.
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