Prospettive EUR/USD: la crisi energetica oscura il rialzo dei tassi della BCE
Martedì EUR/USD è rimasto sopra 1,1600 dopo una seduta da 28 pip che si è chiusa a mezzo pip dall’apertura, nonostante il gas europeo sia salito ai massimi da tre anni e la BCE sia attesa al rialzo dei tassi giovedì. Il gas olandese front-month è arrivato a guadagnare fino al 3,4% al livello più alto da gennaio 2023, scambiando vicino a 75,00 € per megawattora e circa il 128% sopra un anno fa, mentre le scorte erano al 67% della capacità contro una norma stagionale dell’83% con meno di un mese all’avvio della stagione di riscaldamento. Lo Stretto di Hormuz è chiuso dal 28 febbraio e il Qatar ha esteso la force majeure sulle spedizioni verso Europa e Asia fino all’autunno; il gas russo via pipeline è sceso da circa il 40% della domanda a meno del 15% e il blocco acquista ora oltre 120 miliardi di metri cubi l’anno di gas via mare.
La BCE è vista portare giovedì il tasso sui depositi al 2,5% dal 2,25%, insieme a un tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, ma i costi energetici si sono mossi più rapidamente, con il gas in rialzo del 23% in un mese; l’obiettivo di stoccaggio per novembre è stato allentato dal 90% all’80% e le scorte sono le più basse per questa data da quando la serie è iniziata nel 2011. Poi il calendario USA si infittisce: mercoledì alle 12:15 GMT i dati sulle buste paga private dopo 11,75K, mentre giovedì arrivano la decisione della Fed alle 12:15 GMT, i prezzi alla produzione (PPI) alle 12:30 GMT e la conferenza stampa alle 12:45 GMT; il PPI è atteso a +0,4% m/m dopo lo 0,0% di luglio e a +5,3% a/a dopo 4,7%, con core a +0,3% e +4,6%. Il CPI di venerdì è previsto a +0,4% m/m, +3,4% a/a e core +2,4% in vista della riunione del 15–16 settembre, con un quarto di punto prezzato vicino al 58%, prima della fiducia del Michigan a 51 contro 51,7 e delle aspettative d’inflazione a un anno in precedenza al 4%; tecnicamente, la resistenza è a 1,1650 e poi poco sotto 1,1700, mentre il supporto è 1,1600, con le EMA a 50 e 200 giorni distanti sei pip appena sopra 1,1550 e con 1,1500 più in basso.
Strategia operativa e rischi chiave
Dovremmo prepararci a un movimento ribassista su EUR/USD nelle prossime settimane, puntando a una rottura sotto il supporto a 1,1600. Sebbene la BCE sia attesa al rialzo del tasso sui depositi al 2,5% questo giovedì, questo modesto aumento dei rendimenti annui è completamente oscurato dall’impennata delle bollette energetiche settimanali in Europa. Storicamente, i rialzi dei tassi non riescono a sostenere una valuta quando una crisi delle ragioni di scambio sta drenando attivamente capitale dalla regione.
Con i prezzi del gas naturale europeo vicino a 75 € per megawattora—un aumento enorme del 128% rispetto all’anno scorso—l’Eurozona affronta una costosa fattura di importazione alla vigilia dell’inverno. Attualmente, lo stoccaggio di gas dell’UE è solo al 67% della capacità contro la norma stagionale dell’83%, costringendo le utility a competere per carichi marittimi costosi. Questa stretta dell’offerta ricorda da vicino la crisi energetica del 2022 quando l’aumento dei costi di importazione spinse l’euro sotto la parità contro il dollaro.
Consigliamo ai trader su derivati di impostare posizioni corte finché la resistenza a 1,1650 limita il potenziale rialzista del cambio. Una chiusura giornaliera sotto il livello di supporto cruciale a 1,1600 probabilmente innescherà un rapido calo verso le medie mobili a 50 e 200 giorni raggruppate in area 1,1550. Se questo cluster dovesse cedere, il prossimo obiettivo ribassista principale si colloca sulla soglia psicologica di 1,1500.
Dati USA e geopolitica: forza del dollaro e strategie in opzioni
Dall’altro lato del cambio, i prossimi dati USA su inflazione e mercato del lavoro questa settimana potrebbero rafforzare rapidamente il dollaro. I mercati si preparano alla pubblicazione del CPI USA di venerdì, con l’inflazione core attesa al 2,4% e una potenziale stretta della Fed ampiamente prezzata. Questa divergenza monetaria, combinata con il deficit energetico strutturale europeo, rende particolarmente favorevole l’acquisto di protezione ribassista a basso costo sull’euro.
I trader devono inoltre monitorare le notizie geopolitiche sullo Stretto di Hormuz, poiché qualsiasi svolta nei colloqui sul transito Iran-Oman potrebbe ridurre rapidamente i prezzi del gas e innescare uno short-squeeze marcato su EUR/USD. Tuttavia, fino a quando non sarà ufficialmente garantita una rotta marittima sicura, la pressione fondamentale sull’euro rimane fortemente orientata al ribasso. Raccomandiamo l’utilizzo di strategie in opzioni come i bear put spread per limitare il rischio e al contempo catturare il momentum ribassista atteso.
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