NZD/USD è sceso dello 0,37% martedì ed era scambiato in area 0,5855, con il kiwi sotto pressione dopo dati contrastanti sul commercio cinese. Il surplus commerciale della Cina si è ampliato a 119,09 mld $ in agosto dai 112,5 mld $ di luglio, mentre le esportazioni sono aumentate del 25% a/a dopo il +23,9% precedente. Le importazioni sono cresciute del 28,2% a/a, in accelerazione dal +27,5% di luglio ma sotto il +30% atteso, attenuando il supporto al NZD dato il ruolo della Cina quale principale partner commerciale della Nuova Zelanda.
Le perdite sono state contenute da una più ampia debolezza del dollaro USA, mentre i mercati attendono PPI e CPI statunitensi per indicazioni sulla politica della Fed. I dati sul mercato del lavoro USA hanno mostrato NFP a +162 mila in agosto e tasso di disoccupazione invariato; il pricing implica inoltre una probabilità superiore al 58% di un rialzo dei tassi a settembre secondo CME FedWatch. Resta al centro anche il rischio geopolitico, con minacce legate a infrastrutture petrolifere e del gas statunitensi e possibili interruzioni attraverso lo Stretto di Hormuz, che pre-conflitto rappresentava circa il 20% dell’offerta globale di petrolio, mantenendo elevati i prezzi dell’energia e aumentando l’esposizione della Nuova Zelanda ai costi energetici importati. Sul grafico orario, NZD/USD si attestava a 0,5858 sotto la SMA 100 ore a 0,5871 e la SMA 200 ore a 0,5893; RSI vicino a 46, supporti a 0,5856 e poi 0,5836, con resistenze a 0,5871, 0,5893 e 0,5903.
Strategia di trading e driver macroeconomici
Raccomandiamo ai trader su derivati di adottare nelle prossime settimane un approccio difensivo, con bias short, sulla coppia NZD/USD. La Cina resta il principale partner commerciale della Nuova Zelanda, assorbendo storicamente circa il 30% delle esportazioni totali di beni; di conseguenza, la crescita delle importazioni al 28,2% (inferiore alle attese) smorza direttamente la domanda di kiwi. Con l’indebolimento della ripresa domestica cinese, occorre prepararsi a una pressione ribassista persistente sul dollaro neozelandese.
Va inoltre considerato l’aumento dei costi energetici, soprattutto perché la Nuova Zelanda dipende da fonti estere per oltre il 90% di greggio e prodotti petroliferi. Con le tensioni geopolitiche che minacciano lo Stretto di Hormuz—punto di transito per circa il 20% dei liquidi petroliferi mondiali—prezzi del petrolio elevati probabilmente peggioreranno la bilancia commerciale neozelandese. I trader possono sfruttare tale vulnerabilità acquistando opzioni put a breve scadenza sul NZD per coprirsi dal rischio di un rallentamento economico più profondo.
Politica Fed, quadro tecnico e raccomandazioni operative
Sul lato dollaro USA della coppia, è necessario monitorare da vicino i prossimi dati sull’inflazione statunitense, anche perché i prezzi di mercato indicano una probabilità del 58% di un rialzo dei tassi della Federal Reserve questo mese. Storicamente, quando la Fed restringe la politica monetaria mentre la Reserve Bank of New Zealand deve fare i conti con una domanda globale debole, lo spread dei rendimenti tende ad ampliarsi a favore del biglietto verde. Suggeriamo di utilizzare ordini limite per vendere NZD/USD su eventuali rally temporanei guidati dalle notizie.
Dal punto di vista tecnico, consigliamo di posizionare stop-loss appena sopra la densa “supply zone” compresa tra la SMA 100 ore a 0,5871 e la SMA 200 ore a 0,5893. Se la coppia dovesse rompere con decisione sotto il pavimento immediato a 0,5856, ci attendiamo una discesa rapida verso il successivo supporto chiave a 0,5836. Mantenere dimensioni di posizione contenute aiuterà a gestire la volatilità elevata attesa in prossimità della pubblicazione del CPI USA di questa settimana.
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