Il dollaro statunitense si è indebolito la scorsa settimana mentre lo yen giapponese si è rafforzato, dopo che i mercati hanno brevemente ricalibrato le attese verso un orientamento più “hawkish” della Bank of Japan, prima che il biglietto verde recuperasse parte del terreno venerdì. Il rimbalzo è seguito a solidi dati sui nonfarm payrolls USA di agosto, che hanno riacceso le aspettative di un rialzo dei Fed funds a settembre. L’attenzione si concentra ora sulle pubblicazioni di CPI e PPI USA di agosto come prossimi catalizzatori per la Federal Reserve e per la direzione del dollaro nel breve termine.
La decisione della Fed dipende dal dato CPI USA
La decisione della Fed del 16 settembre ruota attorno al dato sul CPI USA di agosto in uscita venerdì, dopo letture estive di PCE e CPI superiori alle attese e alla luce della cautela secondo cui le tendenze sottostanti potrebbero non essere migliorate. Anche se una mossa a settembre fosse già scontata, lo scenario include un’ulteriore stretta altrove, con la BCE attesa giovedì per il secondo rialzo da 25 pb dell’anno. I rischi legati al CPI sono descritti come bilanciati: l’indice ISM Prices Paid segnala pressioni al rialzo, mentre la crescita più lenta della retribuzione oraria media negli USA ad agosto ha un’impronta disinflazionistica.
Dati PPI e implicazioni per il dollaro
Il PPI USA di agosto in uscita giovedì è visto come un “antipasto”, con l’attenzione sul PPI dei servizi al netto di commercio, trasporti e magazzinaggio; le commissioni di gestione di portafoglio potrebbero distorcere i dati fino al cambio di metodologia del BEA del 30 settembre.
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