La rupia ha aperto più forte contro il dollaro a inizio settimana, con USD/INR in calo verso 94,38 dopo l’aumento delle riserve valutarie dell’India a seguito di una robusta partecipazione dei non residenti alla finestra speciale di depositi in valuta estera della Reserve Bank of India. MUFG ha segnalato afflussi in dollari dalle misure FX FCNR(B) della RBI per un totale superiore a 130 miliardi di dollari al 31 agosto, un contesto che ha contribuito a ridurre i tail risk legati a un’improvvisa debolezza della valuta.
Il petrolio ha fatto da contrappeso, con le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz che hanno mantenuto elevati i prezzi del greggio. Il contratto MCX Crude 21 settembre è salito dell’1,75% a circa 8.730 rupie, vicino a un massimo di oltre tre mesi a 8.791 rupie. L’attenzione si sposta ora sulla pubblicazione del CPI USA di agosto, in uscita venerdì, dopo che i nonfarm payrolls di agosto si sono attestati a 162 mila contro una stima di 56 mila, mentre luglio è stato rivisto a 21 mila da -23 mila; il CME FedWatch indica al 58% la probabilità di un rialzo dei tassi la prossima settimana. Sul fronte grafico, USD/INR era a 94,49, sotto la EMA a 20 giorni di 95,15, con supporto al minimo di giugno a 94,15 e resistenza nuovamente in area 95,15; l’RSI a 14 giorni in discesa sotto 40 suggeriva momentum ribassista, pur potenzialmente tirato.
Livelli tecnici USD/INR e strategie con derivati
Suggeriamo ai trader di derivati di concentrarsi sul supporto immediato al ribasso per USD/INR a 94,15, poiché la coppia resta tecnicamente impostata al ribasso sotto la media mobile a 20 giorni a 95,15. Con il Relative Strength Index sceso sotto 40, raccomandiamo l’utilizzo di bear put spread di breve termine per sfruttare questo momentum discendente. Tuttavia, è opportuno evitare short aggressivi poiché il cross si sta rapidamente avvicinando a condizioni di ipervenduto.
Impatto del prezzo del petrolio e approcci di copertura della volatilità
Occorre anche tenere conto del forte rialzo del petrolio, con MCX Crude in salita vicino al massimo di tre mesi a 8.730 rupie per l’escalation delle tensioni tra USA e Iran. Storicamente, l’India importa oltre l’80% del proprio fabbisogno di greggio, il che implica che qualsiasi shock prolungato dell’offerta energetica finirà inevitabilmente per esercitare pressione sulla rupia. A copertura di questo rischio, consigliamo di costruire posizioni long su opzioni call USD/INR per proteggersi da un improvviso reversal di trend.
In vista del CPI USA di venerdì e della riunione della Fed della prossima settimana, è probabile un incremento della volatilità valutaria. Con i mercati che prezzano una probabilità del 58% di rialzo dei tassi dopo il solido dato occupazionale di agosto a 162 mila, privilegiamo l’acquisto di straddle o strangle. Questo consente di trarre beneficio da un breakout in entrambe le direzioni, sia nel caso di un balzo del dollaro USA su un’inflazione “calda”, sia nel caso di un calo su una sorpresa dovish.
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