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L’indice del dollaro scende sotto quota 100 mentre i trader si preparano alla decisione della BCE e a una raffica di dati chiave dagli USA

by VT Markets
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Sep 4, 2026

L’indice del dollaro USA (DXY) ha chiuso la settimana in calo dopo non essere riuscito a mantenersi sopra quota 100,00 e aver poi tentato di stabilizzarsi attorno a 99,00 in vista della chiusura dei mercati statunitensi per la festività del Labor Day di lunedì. Il prossimo giro di dati parte l’8 settembre con l’indice NFIB di ottimismo delle piccole imprese, insieme alle aspettative d’inflazione dei consumatori e alla variazione dell’occupazione ADP settimanale; il 9 settembre sono in agenda le richieste di mutui MBA e il report settimanale API sulle scorte di greggio USA. Il 10 settembre sono attesi, tra gli altri, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, i prezzi alla produzione, le vendite di case esistenti e i dati EIA sulle scorte settimanali di petrolio, prima che il tasso d’inflazione, la stima flash del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan e il saldo di bilancio mensile chiudano il calendario della settimana.

Sul fronte FX, EUR/USD è salito ma è rimasto sotto 1,1700, con in arrivo il 7 settembre la variazione dell’occupazione dell’area euro insieme a una revisione della crescita del PIL del 2° trimestre, l’8 settembre la bilancia commerciale della Germania, e il 10 settembre l’inflazione finale tedesca oltre alla decisione sui tassi della BCE e alla conferenza stampa. GBP/USD ha oscillato in area 1,3500, con il Lloyds House Index il 7 settembre, il BRC Retail Sales Monitor l’8 settembre, il RICS House Price Balance il 10 settembre, e l’11 settembre PIL UK, bilancia commerciale, dati di produzione, output delle costruzioni e NIESR Monthly GDP Tracker. USD/JPY è scivolato sui minimi da sette mesi vicino a 155,00: il Giappone pubblica il 7 settembre gli indici coincidente e anticipatore e le riserve FX, poi l’8 settembre salari, conto corrente, credito e PIL finale del 2° trimestre, con prezzi alla produzione e survey l’11 settembre. AUD/USD è salito sopra 0,7200 dopo rialzi settimanali in otto delle ultime dieci settimane e un progresso di oltre 3 centesimi da fine giugno; l’Australia stampa l’8 settembre Westpac Consumer Confidence, permessi di costruzione, approvazioni per abitazioni private e NAB Business Confidence, poi il 10 settembre le aspettative d’inflazione dei consumatori, mentre tra gli interventi di banche centrali figurano speaker RBA l’8 settembre e speaker BCE il 9 e 12 settembre; la decisione BCE è fissata per il 10 settembre, con tassi attesi rispettivamente al 2,25% e 2,50%.

Volatilità del Dollar Index e principali pubblicazioni macro

Dobbiamo prepararci a una fase di volatilità intensa: il Dollar Index (DXY) gravita attorno al livello critico di 99,00 dopo aver fallito il mantenimento di 100,00. Con i mercati USA chiusi per il Labor Day il 7 settembre, l’attenzione va alla sequenza di dati in partenza l’8 settembre, che include l’NFIB Business Optimism e il cruciale dato sull’inflazione al consumo. Considerato che l’inflazione annua USA è vista assestarsi attorno al 2,3% nella parte finale del 2026, suggeriamo l’uso di straddle su opzioni per intercettare eventuali breakout improvvisi.

Prospettive FX: raccomandazioni su EUR/USD, GBP/USD, USD/JPY e AUD/USD

Raccomandiamo un approccio prudente su EUR/USD, che fatica a riconquistare la soglia di 1,1700 in vista della decisione sui tassi della Banca Centrale Europea del 10 settembre. Il mercato si aspetta che la BCE riduca il tasso chiave al 2,25% dal 2,50% per fronteggiare una crescita fiacca, mentre l’inflazione dell’Eurozona resta vicina all’obiettivo del 2%. I trader su derivati potrebbero valutare l’acquisto di put di breve termine sull’euro nel caso in cui la banca centrale assuma un tono inatteso, più accomodante del previsto.

Per la sterlina, attualmente in consolidamento in area 1,3500, un consistente “data dump” dal Regno Unito l’11 settembre sarà il principale catalizzatore di mercato. Con PIL, produzione manifatturiera e bilancia commerciale in uscita lo stesso giorno, ci attendiamo movimenti valutari bruschi. Consigliamo stop-loss stretti sulle posizioni spot oppure butterfly spread in range per sfruttare un’azione di prezzo irregolare e laterale.

Lo yen giapponese è la nostra scelta principale per una sovraperformance: USD/JPY precipita verso minimi da sette mesi in area 155,00 sulle speculazioni di un ulteriore irrigidimento della Bank of Japan. Il PIL finale del 2° trimestre del Giappone (8 settembre) e i prossimi dati sui salari indicheranno se l’economia domestica può reggere tassi più alti. Preferiamo l’acquisto di put su USD/JPY per sfruttare un potenziale scivolamento verso 152,00.

Infine, vediamo una forza persistente del dollaro australiano dopo che AUD/USD ha superato con successo la barriera di 0,7200, segnando rialzi in otto delle ultime dieci settimane. Gli interventi di Hunter e Hauser della RBA l’8 settembre determineranno se questo trend rialzista ha le gambe per proseguire. Suggeriamo l’acquisto di call su ritracciamenti contenuti, puntando a un movimento verso 0,7350 man mano che il sentiment di rischio globale si stabilizza.

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