I future sul WTI al NYMEX sono scivolati a circa 88,65 dollari durante la sessione europea di venerdì e hanno continuato a faticare nel tentativo di riconquistare il livello dei 90 dollari. Il movimento è arrivato mentre i trader valutavano il riacutizzarsi delle frizioni tra Stati Uniti e Iran, dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che ulteriori attacchi tra i due Paesi non durerebbero “troppo a lungo”, lasciando però aperta la prospettiva di un’ulteriore campagna militare.
L’ultimo scambio è iniziato lo scorso fine settimana dopo settimane di relativa calma, innescato quando il Comando Centrale degli Stati Uniti ha colpito lanciarazzi iraniani che, secondo quanto riferito, si stavano preparando a inviare mine nello Stretto di Hormuz. Deutsche Bank ha affermato che l’escalation ha riacceso le preoccupazioni sui rischi di approvvigionamento regionali e ha messo in dubbio una normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo stretto nel breve periodo. Commerzbank ha descritto le condizioni come “estremamente fluide”, con prove limitate di una de-escalation duratura, mentre TD Securities ha sottolineato la vulnerabilità di eventuali intese informali e ha osservato che l’Iran resta concentrato sul controllo del passaggio, mentre gli Stati Uniti facilitano i movimenti delle navi attraverso la rotta omanita.
Outlook per il WTI in un contesto di tensioni geopolitiche
Stiamo vedendo il West Texas Intermediate (WTI) faticare a superare la resistenza dei 90 dollari, attestandosi attualmente intorno a 88,65 dollari. Con l’escalation delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran in prossimità del cruciale Stretto di Hormuz, consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata nelle prossime settimane. Storicamente, quando le frizioni geopolitiche minacciano questo corridoio vitale, i prezzi del greggio registrano oscillazioni brusche e imprevedibili.
Per inquadrare il rischio, lo Stretto di Hormuz è il più importante “chokepoint” per il transito energetico a livello globale, con oltre 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale di liquidi petroliferi. Qualsiasi interruzione prolungata potrebbe facilmente spingere il WTI ben oltre quota 100 dollari, il che rende l’attuale “tetto” dei 90 dollari altamente fragile. Per questo, raccomandiamo l’acquisto di opzioni call out-of-the-money per beneficiare di improvvisi strappi al rialzo, limitando al contempo il rischio di ribasso.
Strategie in opzioni e copertura del portafoglio
In alternativa, per chi si aspetta che la resistenza a 90 dollari tenga grazie agli sforzi diplomatici, suggeriamo l’implementazione di bull call spread per ridurre il costo d’ingresso. La volatilità implicita sul mercato delle opzioni è in aumento, fattore che in genere gonfia i premi e favorisce strategie a rischio definito. Dobbiamo monitorare da vicino i titoli di giornata, perché anche una scaramuccia di minore entità potrebbe innescare rally da ricoperture, mettendo sotto pressione gli short seller più aggressivi.
Per i gestori di portafoglio con esposizioni fisiche, riteniamo che assicurarsi put protettive con strike intorno a 85 dollari sia una copertura prudente contro una de-escalation improvvisa. I dati storici di bracci di ferro analoghi mostrano che, quando le tensioni si raffreddano bruscamente, i prezzi del petrolio possono scendere rapidamente del 5%-10% nell’arco di pochi giorni. Bilanciare l’esposizione tramite call lunghe con una selettiva protezione via put consentirà di muoversi con maggiore sicurezza in questo contesto di scambi estremamente fluido.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.