Una dashboard aggiornata mensilmente monitora come lo shock energetico mediorientale legato alla guerra in Iran si stia trasmettendo ad attività e prezzi nell’area euro, negli Stati Uniti, sui mercati di petrolio e gas e nelle economie emergenti, e quanto assomigli allo shock energetico del 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Utilizzando dati disponibili fino ad agosto 2026, gli indicatori segnalano un impulso inflazionistico sensibilmente più contenuto e un freno alla crescita più lieve rispetto al 2022. L’inflazione ha ricominciato a salire, poiché le tensioni hanno spinto verso l’alto i prezzi degli idrocarburi; finora però il movimento resta limitato e circoscritto alle componenti energetiche.
Nell’area euro, le condizioni di business nel manifatturiero continuano a migliorare e anche la fiducia dei consumatori si sta rafforzando. L’economia statunitense ha continuato ad assorbire lo shock senza una chiara perdita di slancio. Anche i mercati emergenti vengono descritti come in tenuta, con condizioni di finanziamento che restano favorevoli. Nel frattempo, gli equilibri dei mercati di petrolio e gas vengono indicati come tesi, mantenendo i prezzi su livelli elevati.
Strategie di trading su derivati e commodity nel contesto dello shock attuale
Raccomandiamo ai trader di derivati di evitare reazioni eccessive al conflitto in Medio Oriente, poiché le ricadute economiche sono molto più contenute rispetto allo shock del 2022. Pur con le tensioni geopolitiche in Iran che hanno spinto al rialzo i prezzi dell’energia, la crescita globale e la fiducia dei consumatori restano sorprendentemente stabili. I trader dovrebbero concentrarsi sullo sfruttamento della volatilità di breve periodo, più che posizionarsi per una recessione globale prolungata.
Nei mercati energetici, il Brent è rimasto volatile ma si mantiene ben al di sotto del picco del 2022, vicino a 130 dollari al barile, scambiando oggi in un intervallo più gestibile. Poiché il bilancio di mercato resta teso e imprevedibile, suggeriamo di utilizzare strategie in opzioni come i bull call spread per coprirsi da improvvise interruzioni dell’offerta. Al tempo stesso, la vendita di put out-of-the-money può generare un flusso di reddito regolare, dato il forte “pavimento” sotto i prezzi dell’energia.
Prospettive su tassi d’interesse e mercati azionari
Sebbene l’inflazione stia risalendo, è trainata esclusivamente dall’energia, a differenza dello shock inflazionistico USA ampio e generalizzato al 9,1% osservato nel 2022. Per questo ci aspettiamo che le banche centrali restino relativamente tranquille, rendendo molto improbabili rialzi dei tassi drastici. Consigliamo di operare sui futures sui tassi di breve termine, come i contratti SOFR ed Euribor, con un orientamento verso un graduale ciclo di allentamento, piuttosto che prepararsi a un improvviso inasprimento.
Con l’attività economica statunitense che mostra resilienza e la fiducia del manifatturiero dell’Eurozona in miglioramento, i mercati azionari stanno reggendo bene. Il premio per la paura nel mercato delle opzioni è probabilmente eccessivo, rendendo questo un momento favorevole per vendere volatilità tramite iron condor sui principali indici. Le put protettive andrebbero acquistate solo su correzioni selettive, poiché i fondamentali economici sottostanti restano robusti rispetto alla crisi del 2022.
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