USD/JPY ha limato al ribasso nelle prime contrattazioni europee dopo che Hajime Takata, membro del board della BoJ, ha suggerito che la banca centrale potrebbe alzare i tassi di 50 pb a settembre oppure procedere con un inasprimento consecutivo che si estenda fino a ottobre. Takata è uno dei tre “falchi” nel consiglio di politica monetaria e ha sostenuto la necessità di portare rapidamente il tasso di policy verso un livello neutrale del 2,00%. Un intervento a settembre segnerebbe comunque un ritmo di rialzi più rapido dopo la stretta di giugno.
Anche così, Takata resta una voce di minoranza e l’aspettativa è che, se la BoJ dovesse alzare i tassi a settembre, poi farebbe una pausa fino all’inizio del prossimo anno per valutare la debolezza dei consumi domestici. In questo contesto, una Fed “hawkish” viene indicata come il principale driver, con USD/JPY visto stazionare più a lungo nell’area 160–162. La dinamica viene inoltre presentata come un fattore che complica eventuali operazioni di acquisto di yen, lasciando al contempo intatta l’indipendenza della Fed.
Differenziali di tasso persistenti e strategie di trading
Dovremmo prepararci a un USD/JPY ancora elevato nell’area 160-162 nelle prossime settimane, nonostante le recenti indicazioni “falco” da parte della Bank of Japan. Sebbene alcuni membri della BoJ spingano per rialzi aggressivi da 50 punti base o per mosse consecutive, l’intero board con ogni probabilità opterà per una pausa dopo settembre per valutare la debolezza dei consumi interni. Nel frattempo, la persistente impronta restrittiva della Federal Reserve continuerà a sostenere il dollaro USA, mantenendo ampio il differenziale dei tassi.
Per operare su questo scenario, raccomandiamo l’utilizzo di bull call spread USD/JPY a breve scadenza oppure opzioni impostate su una dinamica di range. Questo approccio consente di beneficiare del bias rialzista verso 162 limitando il rischio nel caso in cui la BoJ sorprenda il mercato. I dati storici mostrano che quando lo spread dei rendimenti decennali USA-Giappone rimane sopra 300 punti base, USD/JPY raramente mantiene un momentum ribassista senza un intervento consistente della banca centrale.
Posizionamento di mercato, volatilità e gestione del rischio
Occorre inoltre considerare il posizionamento di mercato: i dati CFTC mostrano storicamente che le posizioni speculative nette “short” sullo yen tendono ad aumentare rapidamente ogni volta che la Fed rinvia i tagli dei tassi. In periodi analoghi di elevati differenziali di tasso, la volatilità implicita a un mese su USD/JPY tende tipicamente a comprimersi intorno all’8%-10%, rendendo le strategie “long” di opzioni relativamente economiche da finanziare. L’acquisto di opzioni barrier con livelli di knock-out sopra 163 può proteggere il capitale da interventi governativi inattesi, catturando al contempo guadagni stabili in stile carry trade.
Tuttavia, è necessario rimanere cauti rispetto a un improvviso ritorno della volatilità, come il massiccio unwinding del carry trade di luglio 2024 che ha trascinato il cross da 161 a 141. Poiché la BoJ punta in ultima istanza a portare il tasso di riferimento verso un obiettivo neutrale del 2,00%, un inatteso consenso “hawkish” potrebbe innescare margin call improvvise. Va evitata la vendita di put out-of-the-money per finanziare l’esposizione rialzista, per prevenire perdite potenzialmente catastrofiche in caso di improvvisi picchi dello yen.
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