Nel 2022, quando la Federal Reserve ha avviato un rapido ciclo di inasprimento, il tasso obiettivo è salito dallo 0,08% di feb-22 al 3,08% di ott-22, con un aumento assoluto di 3,00%. L’oro ha chiuso a 1.908 dollari in feb-22 e ha toccato un picco intorno a 1.937 dollari in mar-22, prima di scendere fino a un minimo di 1.633 dollari in ott-22. Quel movimento ha rappresentato un calo del 14,4%, ovvero 275 dollari, nella fase iniziale in cui rendimenti più elevati e costi opportunità hanno pesato sul metallo prezioso, privo di rendimento.
Da ott-22 ad ago-24, lo sfondo dei tassi è rimasto restrittivo, ma l’andamento dei prezzi è cambiato. La Fed ha portato i tassi al 5,33% entro ago-23 e li ha mantenuti fino ad ago-24, pari a un aumento complessivo di 5,25 punti percentuali, mentre l’oro è salito da 1.633 a 2.503 dollari, un guadagno di 870 dollari o del 53,3%. Nell’arco più ampio definito come apr-22–ago-24, l’avanzata netta è stata di 607 dollari, ovvero del 32%, a fronte di un confronto con il periodo Volcker dei primi anni ’80, quando tassi vicini al 20% coincidevano con una debolezza persistente dell’oro.
Pressioni fiscali e resilienza dell’oro
Stiamo osservando il debito nazionale degli Stati Uniti superare i 38.000 miliardi di dollari, con pagamenti annui di interessi stabilmente sopra i 1.000 miliardi. Questo enorme fardello fiscale rispecchia lo schema di reazione ritardata visto dal 2022 al 2024, quando l’oro è balzato di oltre il 53% nonostante tassi elevati. Poiché la spesa in deficit di carattere strutturale resta senza freni, riteniamo che eventuali shock di breve periodo sui tassi non riusciranno a deprimere i prezzi dell’oro a lungo.
Posizionarsi per un nuovo regime nei metalli preziosi
Nelle prossime settimane, i trader sui derivati dovrebbero puntare a “comprare i ribassi” utilizzando opzioni call a lunga scadenza sull’oro. Raccomandiamo di privilegiare opzioni con scadenze di sei mesi o più, per attraversare l’“rumore” legato ai cambiamenti di breve termine nella politica delle banche centrali. Questo approccio ci consente di sfruttare le pressioni sottostanti legate al debito sovrano, proteggendoci al contempo da brevi sell-off guidati dai tassi.
Storicamente, quando la Fed ha aumentato in modo aggressivo i tassi di oltre 5 punti percentuali fino al 2024, l’oro è comunque riuscito a segnare un guadagno netto del 32% rispetto ai livelli base del 2022. Ciò dimostra che le vecchie regole dell’era Volcker, quando un debito nazionale contenuto permetteva a tassi elevati di schiacciare l’oro, non valgono più. Dobbiamo posizionare i portafogli per un regime in cui i timori sulla solvibilità sovrana restano il principale driver dei metalli preziosi.
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