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Il WTI sale verso 85 dollari: rischio di transito nello Stretto di Hormuz e sanzioni USA aumentano il premio per il rischio, mentre i mercati ricalibrano le attese sulla Fed

by VT Markets
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Aug 31, 2026

Il WTI è stato scambiato vicino a 85,00 dollari lunedì, in rialzo del 2,5% dopo un’apertura intorno a 84,00 dollari e una breve spinta a poco meno di 86,00 dollari, pur restando nel range di agosto. Le forze statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak e l’Iran ha risposto con attacchi di missili e droni contro due basi aeree in Giordania, ma non sono state segnalate perdite di produzione né è stata confermata la mancanza di barili. L’attenzione si è spostata sul rischio di transito: nel fine settimana le navi cargo di materie prime visibilmente in transito nello Stretto di Hormuz sono scese a circa cinque al giorno, dopo che la settimana precedente lo US Central Command aveva rimosso mine marine dalle rotte internazionali; inoltre, le autorità marittime britanniche hanno riferito che sabato una petroliera è stata colpita da un proiettile durante la navigazione in ingresso. Prima dell’inizio della guerra a fine febbraio, circa un quinto del greggio mondiale transitava dallo stretto.

Le affermazioni su danni all’isola di Kharg non hanno avuto conferme indipendenti, mentre le stime delle banche collocano le esportazioni del Golfo a circa 15-16 milioni di barili al giorno, in rialzo rispetto al minimo di 5-6 milioni di marzo ma sotto i 22-24 milioni prebellici. Il Tesoro USA ha sanzionato quasi 60 entità, individui e navi lunedì, e i funzionari hanno segnalato ulteriori pacchetti secondari con cadenza approssimativamente settimanale. Si è mossa anche la componente macro: le probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre sono salite verso il 60% da circa il 35%, con l’ISM manifatturiero “prices paid” atteso a 72 rispetto a 71,1 precedente e i servizi a 70,3 nell’ultima lettura; per agosto, i non-farm payrolls sono attesi a 58 mila dopo una contrazione di 23 mila, con i salari visti a +0,3% m/m da +0,1%, e i payrolls del settore privato attesi a 47 mila. Sul piano tecnico, venivano indicati resistenze appena sotto 86,00 dollari, poi 86,50 e 87,00, con supporto vicino a 83,50, la EMA a 50 giorni in area 82,00, la EMA a 200 giorni intorno a 78,50 e una base a 74,00; lo Stoch RSI era vicino a 75 e l’invalidazione era fissata su una chiusura giornaliera sotto 82,00 dollari.

Rialzo del WTI guidato dal rischio di transito, non da uno shock di offerta

Dovremmo riconoscere che il recente balzo del WTI verso 85,00 dollari è una reazione ai rischi di navigazione più che a una perdita effettiva di produzione. Sebbene gli attacchi USA contro i lanciatori iraniani sull’isola di Larak e le successive ritorsioni in Giordania abbiano fatto notizia, non è andato perso neppure un barile di offerta fisica. L’attenzione va rivolta alla minaccia sul transito nello Stretto di Hormuz, dove nel fine settimana gli attraversamenti giornalieri delle navi sono crollati ad appena cinque.

Lo Stretto di Hormuz gestisce storicamente oltre 20 milioni di barili al giorno, pari a circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi. Attualmente, le esportazioni del Golfo tengono a 15-16 milioni di barili al giorno, segno che la fornitura fisica continua a fluire nonostante l’aumento del rumore geopolitico. Dovremmo considerare l’attuale rialzo del 2,5% come un premio di rischio temporaneo, più che come uno shock strutturale dell’offerta.

Sanzioni, dati macro e posizionamento tattico

Dovremmo prestare maggiore attenzione alla rete sempre più fitta di sanzioni del Tesoro USA, più che alle schermaglie militari che dominano le notizie. Gli Stati Uniti hanno recentemente inserito in blacklist quasi 60 entità e ci si attende che seguano sanzioni secondarie con cadenza settimanale. Queste misure amministrative restringeranno gradualmente l’offerta effettiva nei prossimi mesi, creando un ritardo che possiamo sfruttare mentre il mercato assimila la “carta” regolatoria.

Dobbiamo prepararci questa settimana a un importante circuito di retroazione economica con i prossimi dati ISM manifatturiero e servizi. Prezzi energetici più elevati stanno spingendo le aspettative sui “prices paid” manifatturieri a 72, aumentando le probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre al 60% dopo il discorso principale di Jackson Hole. Un outlook sui tassi più forte sosterrà il dollaro USA, che storicamente limita i prezzi del petrolio e impedisce al WTI di sostenere un rally fuori controllo.

Dovremmo mantenere un’impostazione tatticamente rialzista finché il WTI resta sopra il pavimento di supporto di 83,50 dollari. Se questo livello tiene, gli obiettivi di rialzo di breve periodo sono a 86,00 e 86,50 dollari, appena sotto il tenace “tetto” di agosto a 87,00. Tuttavia, dobbiamo posizionare stop-loss stretti, perché una chiusura giornaliera sotto la media mobile a 50 giorni a 82,00 dollari invaliderà questo setup rialzista.

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