USD/CHF ha limato terreno lunedì, con il Dollaro USA incapace di accumulare slancio nonostante aspettative più solide di ulteriori strette della Federal Reserve e un contesto geopolitico teso. Il cambio si è mosso in area 0,8080, in calo di circa lo 0,15% nella seduta. Il Dollar Index (DXY) viaggiava intorno a 99,41, in arretramento dal picco di 99,72 della scorsa settimana, dopo che il biglietto verde aveva toccato venerdì il livello migliore da oltre una settimana in scia a commenti hawkish del presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole. I prezzi del petrolio sono rimasti elevati con il riemergere delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, alimentando i timori che l’inflazione possa faticare a rientrare verso l’obiettivo del 2% della Fed.
I mercati continuano a prezzare una maggiore probabilità di intervento, con il tool CME FedWatch che indica circa il 65% di chance di un rialzo dei tassi il prossimo mese. In calendario questa settimana ci sono le indagini ISM PMI e il rapporto sulle Nonfarm Payrolls (NFP), che potrebbero spostare le aspettative per la riunione di settembre. In Svizzera, un sondaggio della Swiss Bankers Association citato da Reuters mostra che tutti i banchieri interpellati si aspettano che la BNS mantenga il tasso di policy allo 0% per il resto del 2026, mentre circa il 60% non vede cambiamenti neppure nel 2027. Le vendite al dettaglio svizzere sono attese per martedì, seguite da CPI e PIL del secondo trimestre giovedì.
Strategie in derivati tra fattori geopolitici e driver delle banche centrali
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata su USD/CHF, con il cambio in area 0,8080 tra forze di mercato contrastanti. Se da un lato i segnali hawkish del presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole sostengono un Dollaro più forte, dall’altro l’aumento delle tensioni USA-Iran sta alimentando flussi “risk-off” a favore del Franco svizzero. Per gestire questa pressione di breve, raccomandiamo l’utilizzo di opzioni put a breve scadenza su USD/CHF per coprire il rischio di ulteriori ribassi legati all’ansia geopolitica.
Guardando oltre il rumore geopolitico immediato, l’ampliamento del differenziale dei tassi favorisce nettamente il Dollaro USA nel medio termine. Con il CME FedWatch che segnala una probabilità del 65% di un rialzo dei tassi USA a settembre e con i banchieri svizzeri che si attendono una BNS ferma allo 0% fino al 2026, lo scenario fondamentale resta rialzista per il cross. Riteniamo che operare bull call spread con scadenza a ottobre sia un modo particolarmente efficace per posizionarsi su un eventuale rimbalzo di USD/CHF.
Pubblicazioni macro chiave e set-up tattici di trading
Il calendario macro di questa settimana offre catalizzatori cruciali, a partire dagli ISM PMI USA e dal rapporto sulle Nonfarm Payrolls di venerdì. Storicamente, dati solidi sul mercato del lavoro statunitense hanno spinto il Dollar Index (DXY) nuovamente verso i massimi recenti, come il picco di 99,72 della scorsa settimana. Consigliamo ai trader di monitorare attentamente i dati sull’occupazione in arrivo: qualsiasi sorpresa positiva potrebbe consolidare un rialzo Fed a settembre e innescare una brusca inversione rispetto all’attuale bias ribassista.
Sul fronte svizzero, è necessario monitorare anche le prossime pubblicazioni di vendite al dettaglio, CPI e PIL del 2° trimestre. Se l’inflazione in Svizzera dovesse continuare a raffreddarsi, verrebbero validate le aspettative di un mantenimento del tasso BNS allo 0% ben oltre il 2027. Possiamo sfruttare questa potenziale debolezza del Franco acquistando opzioni call USD/CHF fuori dal denaro poco prima della pubblicazione del PIL di giovedì, per ottenere esposizione rialzista a basso costo.
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