I dati della CFTC mostrano che le posizioni nette non commerciali sull’Australian dollar sono scivolate ulteriormente in territorio negativo, passando a -44,5K da -44,2K della rilevazione precedente. La variazione segnala un modesto incremento del posizionamento netto short nel periodo.
La posizione netta è diminuita di 0,3K su base settimanale, in base allo spostamento da -44,2K a -44,5K. Questo mantiene il posizionamento complessivo sostanzialmente stabile, pur restando sotto lo zero.
Il sentiment ribassista si intensifica tra venti contrari macro
Stiamo vedendo i fondi con leva rafforzare le proprie view ribassiste, dato che le posizioni nette non commerciali CFTC sull’Australian dollar sono scese a -44,5K. Questa persistente impronta short riflette un crescente scetticismo sulla dinamica dell’economia australiana, soprattutto alla luce del rallentamento in corso in Cina, principale partner commerciale. Riteniamo che i trader su derivati debbano prepararsi a una pressione ribassista persistente sull’AUD nelle prossime settimane.
I dati di mercato recenti supportano questo sentiment negativo: i prezzi del minerale di ferro hanno faticato a mantenere livelli tecnici chiave, con un impatto rilevante sui ricavi da export dell’Australia. Storicamente, quando le posizioni nette short restano bloccate in quest’area negativa, il cambio AUD/USD tende a incontrare una forte resistenza e a testare spesso aree di supporto inferiori in prossimità di 0,6500. Va inoltre sottolineato che il restringimento dello spread dei rendimenti tra la Reserve Bank of Australia e le altre principali banche centrali non sta innescando alcun recupero significativo.
Strategie operative e livelli chiave da monitorare
Raccomandiamo ai trader su derivati di concentrarsi sulla vendita di AUD sui rimbalzi temporanei, piuttosto che tentare di individuare un minimo. L’utilizzo di opzioni put o di contratti future short con stop-loss stretti appena sopra la resistenza a 0,6720 offre un rapporto rischio/rendimento particolarmente favorevole. Occorre monitorare attentamente i prossimi dati globali sul manifatturiero e gli interventi delle banche centrali, poiché eventuali svolte hawkish altrove potrebbero spingere l’Australian dollar ancora più in basso.
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