I dati sull’inflazione di Tokyo e sul mercato del lavoro hanno mantenuto le pressioni sui prezzi e le condizioni occupazionali entro il perimetro della Bank of Japan, mentre lo yen è sceso per la quinta seduta consecutiva, con USD/JPY che ha superato 160,00. Il CPI di Tokyo al netto di alimentari ed energia è salito al 2% in agosto, mentre il dato headline si è attestato all’1,9%, e il tasso di disoccupazione è sceso al 2,4% contro un 2,5% atteso. Una misura core utilizzata dalla BOJ, al netto dei prodotti alimentari freschi, è aumentata dell’1,8% rispetto all’1,7% del consenso e all’1,7% precedente, segnando il terzo mese consecutivo di accelerazione. I sussidi su elettricità e gas, ripristinati dopo che le interruzioni di fornitura dal Golfo hanno spinto al rialzo i costi dei carburanti, vengono descritti come un fattore di freno per il tasso headline fino a ottobre, mentre le discussioni di politica monetaria si sono concentrate su una decisione del 18 settembre; i rendimenti dei JGB a cinque anni hanno toccato un massimo storico su tali aspettative, e la mossa di giugno ha portato il tasso di policy al livello più alto degli ultimi 31 anni.
Il pricing dei tassi USA è rimasto il driver dominante. I mercati assegnano a un rialzo di 25 pb il 16 settembre una probabilità superiore al 55%, con almeno un aumento vicino all’85% entro il 28 ottobre e un secondo vicino al 38% entro il 9 dicembre, anche se le aspettative d’inflazione a un anno sono scese al 4% contro un consenso del 4,3%; USD/JPY è salito di circa 65 pip dopo quel blocco di dati. Una mossa della BOJ verso l’1,25% a fronte di un range Fed tra 3,75% e 4,00% implica un differenziale di circa 250 pb. L’attenzione si è concentrata anche su un’operazione coordinata di acquisto di yen del 31 luglio, per un totale di 8,45 trilioni di yen più circa altri 5,3 trilioni, che ha riportato USD/JPY da poco sotto 164,00 verso area 155,00, mentre i dati di giugno hanno mostrato che il Giappone ha ridotto le detenzioni di Treasury di 26,4 miliardi di dollari all’interno di una riduzione estera complessiva di 72,1 miliardi.
Dinamiche del Carry Trade e Raccomandazioni Operative
Suggeriamo ai trader su derivati di prepararsi a un’ulteriore spinta rialzista di USD/JPY, anche se il CPI core di Tokyo ha raggiunto il 2% e la disoccupazione è scesa al 2,4% in agosto. Nonostante questi indicatori solidi puntino a un rialzo dei tassi della Bank of Japan il 18 settembre, il cross ha ostinatamente rotto oltre il livello chiave di 160,00. Questo segnala che un irrigidimento economico domestico non è più sufficiente, da solo, a sostenere lo yen.
Riteniamo che il problema alla radice sia l’ampio differenziale dei tassi, che mantiene il carry trade altamente profittevole. Anche se la Bank of Japan dovesse alzare il tasso di riferimento all’1,25%, si troverebbe comunque di fronte a un range della Federal Reserve tra 3,75% e 4,00%, lasciando uno spread di 250 punti base. Storicamente, quando il differenziale di rendimento tra i decennali USA e giapponesi resta così ampio, lo yen fatica, poiché i fondi macro si finanziano a basso costo in yen per acquistare dollari a maggiore rendimento.
Per capitalizzare questo trend, raccomandiamo di impostare posizioni bullish tramite opzioni call su USD/JPY, mirando alle resistenze in area 161,00 e 162,00. Le letture giornaliere dello Stochastic RSI intorno a 62 indicano che il cross ha ancora margine di salita prima di entrare in ipercomprato. Tuttavia, dovremmo impostare stop-loss rigorosi su una chiusura giornaliera sotto 159,50, dove la media mobile esponenziale a 50 giorni offre un supporto immediato.
Rischi di Intervento sul Mercato e Focus sui Dati USA
Dobbiamo restare estremamente cauti rispetto a interventi improvvisi e aggressivi del Ministero delle Finanze giapponese, che in una precedente campagna di interventi ha speso un record di 9,8 trilioni di yen (62,2 miliardi di dollari) per difendere la valuta. Poiché storicamente il Giappone ha liquidato Treasury USA per finanziare queste mosse, Washington preferisce prestare dollari per evitare una perturbazione del mercato obbligazionario americano. I trader su derivati dovrebbero utilizzare opzioni knock-out per coprirsi dal rischio di un calo improvviso di 500 pip qualora venisse innescato un intervento congiunto in prossimità dei massimi di ciclo 163,00-164,00.
In ultima analisi, consigliamo di concentrarsi sulle prossime pubblicazioni macro statunitensi piuttosto che sui dati domestici giapponesi per temporizzare il prossimo grande cambio di passo. Il report sui payrolls USA del 4 settembre e la decisione sui tassi della Fed del 16 settembre determineranno se il differenziale dei tassi inizi effettivamente a restringersi. Finché i dati USA non mostreranno un raffreddamento inequivocabile tale da costringere la Fed a una pausa, acquistare yen resta una scommessa ad alto rischio.
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