L’euro si è indebolito per la seconda seduta consecutiva, portando il cambio EUR/USD sui minimi settimanali sotto 1,1650 nelle contrattazioni europee, dopo non essere riuscito a mantenersi sopra 1,1700 all’inizio della settimana. Il dollaro statunitense ha trovato sostegno in seguito a dati più forti sull’inflazione delle spese per consumi personali (PCE) negli USA, che hanno rafforzato l’ipotesi di un ulteriore irrigidimento della Federal Reserve. Ciononostante, la probabilità implicita di un rialzo dei tassi a settembre è rimasta sostanzialmente invariata al 36%, secondo il FedWatch Tool del CME Group, mentre i mercati attendono per venerdì l’intervento a Jackson Hole del presidente della Fed, Warsh.
Dati economici europei e sviluppi BCE
Nell’area euro, l’indice di fiducia dei consumatori GfK in Germania ha sorpreso al rialzo, facendo eco alla revisione al rialzo del PIL tedesco del 2° trimestre e a una lettura più solida dell’indice IFO sul clima d’impresa pubblicata all’inizio della settimana, ma la reazione della valuta è stata contenuta. Più tardi, giovedì, la Banca centrale europea dovrebbe pubblicare i verbali dell’ultima riunione. Separatamente, dati di contesto citati nel rapporto indicano che la quota dell’euro nel turnover globale del mercato dei cambi è stata del 31% nel 2022, con scambi medi giornalieri superiori a 2.200 miliardi di dollari; l’EUR/USD è stato stimato al 30% di tutte le transazioni, seguito da EUR/JPY al 4%, EUR/GBP al 3% ed EUR/AUD al 2%. Il punto di riferimento della BCE per l’inflazione è il 2%.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.