L’oro (XAU/USD) è salito sopra i 4.650 dollari, ai massimi da metà maggio, estendendo il movimento della scorsa settimana oltre la media mobile a 200 giorni (SMA). La domanda è stata sostenuta dall’allentamento delle aspettative di un inasprimento della Federal Reserve nel breve termine dopo i dati più deboli sull’inflazione USA di luglio, mentre i rendimenti dei Treasury sono rimasti contenuti e il dollaro (USD) ha oscillato vicino ai minimi degli ultimi tre mesi. I mercati propendono ora per una pausa alla riunione FOMC del 15–16 settembre, e il Dipartimento del Tesoro USA ha dichiarato che da settembre almeno raddoppierà le operazioni di buyback sul debito governativo a lunga scadenza, con riacquisti che potrebbero superare i 4 miliardi di dollari per singola emissione.
Ciononostante, i prezzi di mercato implicano ancora oltre il 70% di probabilità di almeno un rialzo dei tassi Fed entro fine anno. L’attenzione si sposta sul PCE Price Index USA di mercoledì e sull’intervento del presidente della Fed Kevin Warsh al Jackson Hole Symposium, in cerca di indicazioni di politica monetaria. Resta inoltre al centro il rischio geopolitico: il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent dovrebbe annunciare nuove sanzioni contro l’Iran, mentre Teheran ha avvertito che potrebbe interrompere le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico. Sul piano tecnico, l’RSI è a 71,77 e il MACD resta positivo; la resistenza si colloca in area 4.684,43 e 4.891,38 dollari, con supporti a 4.521,97, 4.516,88, 4.407,86 e 4.293,75 dollari.
Slancio tecnico e strategie di trading
Raccomandiamo ai trader su derivati di adottare un atteggiamento cautamente ottimista sull’oro, mentre consolida il breakout sopra la fascia chiave 4.615–4.620 dollari. Sebbene lo slancio tecnico sia fortemente rialzista, il Relative Strength Index (RSI) a 71,77 segnala una condizione di ipercomprato e la possibilità di un ritracciamento nel breve. Per gestirlo, possiamo valutare l’utilizzo di bull call spread per puntare al prossimo livello di resistenza rilevante a 4.684,43 dollari, limitando al contempo il costo iniziale del premio.
Eventi macro, geopolitica e gestione del rischio
La crescente tensione geopolitica tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz, che storicamente gestisce circa il 20% dei consumi globali di combustibili liquidi petroliferi, introduce una volatilità elevata. Se le esportazioni venissero interrotte, i prezzi del petrolio potrebbero impennarsi, riaccendendo i timori di inflazione globale e rafforzando improvvisamente il dollaro USA come bene rifugio. Per coprirci da questo potenziale cambiamento repentino, potremmo acquistare straddle out-of-the-money sia su opzioni sull’oro sia sul greggio, per beneficiare di movimenti di prezzo bruschi e inattesi.
Dobbiamo inoltre prepararci ai dati sull’inflazione PCE USA di mercoledì e al molto atteso intervento di Kevin Warsh a Jackson Hole. Storicamente, i prezzi dell’oro mostrano un aumento medio della volatilità settimanale del 2%–3% durante grandi cambiamenti nella politica della Fed, il che suggerisce di evitare posizioni corte su opzioni non coperte. In alternativa, possiamo consolidare i profitti sulle posizioni lunghe esistenti oppure acquistare put protettive per difendere i guadagni da una sorpresa hawkish.
In presenza di una correzione al ribasso guidata da prese di profitto o da un dollaro più forte, l’area 4.516–4.521 dollari dovrebbe essere considerata una zona d’ingresso privilegiata per nuove posizioni long. Quest’area è sostenuta in modo significativo dalla media mobile semplice a 200 giorni, che storicamente ha agito da “pavimento” affidabile durante i principali mercati rialzisti. Aprire contratti future long su questi livelli con stop-loss stretti sotto 4.407 dollari ottimizzerebbe il rapporto rischio/rendimento nelle prossime settimane.
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