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Il debito federale USA sfiora i 40mila miliardi di dollari, mentre deficit, costi degli interessi e default nel credito privato mettono sotto pressione i mercati

by VT Markets
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Aug 21, 2026

Il debito federale statunitense si avvicina a 40.000 miliardi di dollari, con il conteggio del Tesoro a circa 39.987 miliardi al 17 agosto, a fronte di 5.170 miliardi di credito al consumo e 14.450 miliardi di debito delle società non finanziarie nel primo trimestre, in aumento di circa il 5% su base annua. I dati di bilancio di luglio hanno mostrato un disavanzo mensile di 432,31 miliardi di dollari, anche se uno spostamento di calendario legato al weekend ha fatto confluire in luglio circa 99 miliardi di erogazioni previste per agosto, riducendo il rosso rettificato a circa 333 miliardi; anche così, risultava superiore del 18% rispetto a un anno prima. La spesa di luglio ha raggiunto 766,31 miliardi, in rialzo del 22% rispetto a luglio 2025, ovvero circa 677,31 miliardi escludendo l’effetto di timing. Rimborsi di dazi per 33,38 miliardi hanno spinto le entrate nette da tariffe in territorio negativo a -8,55 miliardi, dopo incassi mensili precedenti nell’ordine di 30-40 miliardi. Gli interessi restano una zavorra crescente: a luglio gli interessi pagati sono stati 117,57 miliardi contro circa 185 miliardi a giugno, e la spesa per interessi nei primi 10 mesi dell’esercizio fiscale 2026 ha toccato circa 1.170 miliardi, in aumento del 15,5%.

L’attenzione è puntata anche sul mercato del private credit da 1.400 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del debito delle società non finanziarie, dove Fitch ha stimato il tasso di default USA al 6% a fine maggio e ha registrato 14 default nel solo mese di maggio. Un fondo di Blue Owl ha riportato un tasso di default del 2,8% nel secondo trimestre, mentre i default segnalati presso Ares, Blackstone, Blue Owl e Golub erano ai massimi dal 2021, insieme a massimi quinquennali dei prestiti deteriorati in altri fondi. L’esposizione al software è elevata, pari al 20% o più del debito in essere in molti fondi di private credit. Sul fronte delle materie prime, l’oro ha scambiato sopra 4.400 dollari l’oncia e l’argento sopra 65 dollari, mentre le banche centrali hanno acquistato 289 tonnellate metriche di oro nel secondo trimestre, quasi cinque volte il primo trimestre.

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Traguardo del debito USA e pressione fiscale sui mercati dei derivati

Siamo di fronte a un traguardo storico: 40.000 miliardi di dollari di debito nazionale statunitense, che nelle prossime settimane rimodellerà inevitabilmente il panorama dei derivati. Con il deficit federale già a 1.800 miliardi di dollari nell’esercizio fiscale 2026 e la spesa per interessi oltre 1.100 miliardi, la pressione sui conti pubblici sta arrivando al punto di ebollizione. Da trader di derivati, dobbiamo prepararci a una volatilità più elevata man mano che il mercato prenderà atto che la Federal Reserve ha pochissimo margine di manovra.

Il pericolo reale sta nel mercato del private credit da 1.400 miliardi di dollari, dove i default stanno iniziando a salire silenziosamente. Un po’ come la crisi dei mutui subprime del 2008 — che innescò un collasso globale pur rappresentando solo circa il 13% del mercato immobiliare — oggi il private credit costituisce il 10% del debito corporate e mostra segnali di forte stress. Dobbiamo posizionarci per una potenziale stretta di liquidità, mentre questi default “nascosti” iniziano a filtrare nel sistema finanziario più ampio.

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Strategie sul credito, slancio dei metalli e protezione del portafoglio

Per sfruttare il deterioramento delle condizioni del credito, dovremmo puntare su strategie ribassiste in opzioni su Business Development Companies (BDC) e strumenti di debito high yield. Rapporti recenti indicano che operatori di primo piano come Blue Owl stanno sperimentando tassi di default al massimo degli ultimi cinque anni, al 2,8%, mentre Fitch ha rilevato all’inizio di quest’anno un tasso complessivo di default nel private credit pari a un notevole 6%. L’acquisto di put out-of-the-money su ETF ricchi di esposizione al credito e su grandi lender del private credit offre un profilo rischio/rendimento asimmetrico, mentre le watch list interne continuano ad allungarsi.

Al tempo stesso, dobbiamo sfruttare lo slancio senza precedenti dei metalli preziosi, con l’oro che si mantiene saldamente sopra 4.400 dollari e l’argento oltre 65 dollari. Le banche centrali hanno acquistato ben 289 tonnellate metriche di oro nel solo secondo trimestre 2026, a conferma di una fuga globale dal dollaro. Andare long su call sull’oro o utilizzare bull call spread consente di cavalcare quest’onda macro, coprendosi al contempo dai rischi sistemici del settore bancario.

Infine, dobbiamo prepararci a oscillazioni improvvise dei mercati acquistando call sul VIX a lunga scadenza per proteggere i portafogli. La combinazione di un debito corporate enorme — pari a 14.450 miliardi di dollari — e di potenziali disruption legate all’IA nel settore software, fortemente indebitato, potrebbe innescare una vendita rapida. Coprire le posizioni ora ci assicura di essere pronti quando l’accumulo lento dei rischi da debito si trasformerà improvvisamente in una correzione di mercato accelerata.

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