La partecipazione estera nei titoli di Stato neozelandesi è aumentata a luglio 2026, con gli investitori offshore che rappresentano il 58,9% dello stock rispetto al 57,7% di giugno. In termini di valore, le consistenze detenute da non residenti sono salite a 122,47 miliardi di dollari neozelandesi (NZ$) da 115,53 miliardi, mentre le posizioni repo dei non residenti sono scese lievemente a 11,02 miliardi di NZ$ da 11,09 miliardi. Il movimento segnala una solida domanda esterna di duration locale, anche se il posizionamento resta sensibile ai cambiamenti nelle aspettative di politica monetaria.
Il dollaro neozelandese scambia leggermente sopra la propria media mobile a 12 mesi, mentre i mercati continuano a prezzare due ulteriori rialzi della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) entro fine anno. L’attività domestica viene descritta come robusta, mentre le aspettative di inflazione sono considerate relativamente ben ancorate. L’inflazione dei beni e servizi non scambiabili (non-tradables) viene indicata come relativamente stabile, un contesto che ridurrebbe le motivazioni interne per un ulteriore irrigidimento qualora si scontassero i rischi sui prezzi headline.
Posizionamento strategico in vista di una svolta più “dovish”
Riteniamo che i trader sui derivati dovrebbero prepararsi a una svolta più “dovish” nelle prossime settimane, andando short sul dollaro neozelandese (NZD) oppure acquistando receiver swap. Le aspettative di mercato di due ulteriori rialzi dei tassi RBNZ entro la fine del 2026 appaiono irrealistiche perché le aspettative d’inflazione domestica restano ben ancorate. Con NZD/USD attualmente sopra la media a 12 mesi intorno a 0,6150, la valuta è altamente esposta a una correzione al ribasso man mano che tali attese di rialzo si attenuano.
Dinamiche degli investimenti esteri e prospettive sull’inflazione
La nostra tesi è supportata da un forte afflusso di capitali esteri nei titoli di Stato neozelandesi, saliti al 58,9% del mercato a luglio 2026. Il balzo a 122,47 miliardi di NZ$ indica che gli investitori globali stanno cercando di bloccare rendimenti elevati prima di un allentamento della politica monetaria. Storicamente, livelli di domanda estera così intensi esercitano pressione al ribasso sui rendimenti, rendendo potenzialmente molto interessanti le posizioni lunghe sui futures dei tassi d’interesse a breve termine.
I dati recenti mostrano che l’inflazione non-tradables in Nuova Zelanda si sta stabilizzando, riducendo la principale motivazione per la RBNZ di alzare i tassi. Sebbene l’attività domestica complessiva appaia solida, il raffreddamento di alcuni indicatori del mercato del lavoro dalla metà del 2026 suggerisce una crescita salariale più debole in prospettiva. Ci attendiamo che la banca centrale mantenga i tassi invariati: di conseguenza, i trader posizionati contro ulteriori rialzi potrebbero ottenere i rendimenti migliori.
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