Il WTI è salito dello 0,68% lunedì, a circa 82,10 dollari, sostenuto dall’assenza di negoziati tra Washington e Teheran e dalla persistente incertezza sui flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo stallo lascia poco chiare le prospettive di una riapertura, mentre l’inasprimento della retorica mantiene in piedi un premio per il rischio geopolitico. I mercati seguono inoltre il rapporto settimanale dell’American Petroleum Institute (API) sulle scorte di greggio USA, atteso per martedì, in cerca di nuovi spunti sull’equilibrio tra domanda e offerta.
Altrove, gli operatori monitorano la ripresa dei combattimenti in Libano tra Israele e Hezbollah, che alimenta l’ansia sulle forniture dal Medio Oriente, e gli attacchi quasi quotidiani dell’Ucraina alle raffinerie russe, che hanno contribuito a carenze di carburante in Russia. Sul grafico orario, il WTI era a 82,08 dollari, sopra la SMA a 100 periodi a 81,53 e la SMA a 200 periodi a 79,22, mentre una linea di tendenza discendente in area 82,28 limitava il rialzo; l’RSI era intorno a 57. Le resistenze erano indicate a 82,28, poi 83,57 e 84,60, con supporti a 81,53 e 80,00, prima di 79,22.
Posizionamento strategico in presenza di premio per il rischio geopolitico
Con il WTI oltre 82 dollari, riteniamo che i trader sui derivati dovrebbero valutare un posizionamento per ulteriori rialzi nelle prossime settimane. Considerato l’elevato premio geopolitico, l’acquisto di opzioni call a breve scadenza con strike intorno a 84-85 dollari offre un modo a rischio definito per catturare eventuali improvvisi spike dei prezzi. Se l’escalation nel confronto sullo strategico Stretto di Hormuz dovesse intensificarsi, queste opzioni potrebbero beneficiare di una rapida espansione della volatilità implicita.
Va ricordato che lo Stretto di Hormuz è il choke point energetico più critico al mondo, con oltre 20 milioni di barili al giorno in transito, pari a circa il 20% dei consumi globali di petrolio. Storicamente, anche minacce minori di chiusura di questa via d’acqua hanno fatto balzare i prezzi del petrolio del 10%-15% nel giro di pochi giorni. Poiché i negoziati tra Washington e Teheran sono completamente bloccati, questo rischio di offerta resta un trigger altamente attivo per il panico di mercato.
Inoltre, la ripresa degli attacchi con droni ucraini alle raffinerie russe rappresenta un collo di bottiglia immediato per l’offerta di prodotti raffinati. Le campagne precedenti nel 2024 hanno ridotto la capacità di raffinazione russa di circa il 14%, dimostrando quanto questi impianti siano vulnerabili alle interruzioni. È plausibile attendersi shock analoghi dal lato dell’offerta in grado di mantenere un solido “pavimento” sotto i prezzi del greggio, rendendo al momento le posizioni short particolarmente rischiose.
Setup operativi e report sulle scorte
Per i trader sui futures, suggeriamo di costruire posizioni long sui pullback, mantenendo stop-loss stretti appena sotto la media mobile a 100 periodi a 81,53 dollari. Se il WTI dovesse rompere la resistenza immediata della trendline a 82,28 dollari, è probabile che inneschi un rapido movimento verso 83,57 e 84,60 dollari. Al contrario, abbandoneremmo l’impostazione rialzista solo in caso di chiusure giornaliere sotto la critica media mobile a 200 periodi a 79,22 dollari.
Consigliamo inoltre di seguire con attenzione i prossimi report sulle scorte di API ed EIA per segnali di solidità della domanda estiva. Storicamente, le scorte di greggio negli Stati Uniti tendono a ridursi durante il picco della stagione di guida e dei viaggi aerei, elemento che rafforzerebbe ulteriormente la nostra view rialzista. Un calo delle scorte superiore alle attese questa settimana probabilmente fungerebbe da catalizzatore per superare l’attuale area di resistenza.
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