I dati di BNY suggeriscono che la decisione della Federal Reserve del 29 luglio ha coinciso con un picco del “dehedging” sul dollaro USA, poiché i conti cross-border hanno iniziato a ricostruire le coperture in USD e a ridurre l’esposizione effettiva non coperta agli Stati Uniti, mantenendo però intatta la domanda sottostante di asset USA. L’indicatore “net hedge” in USD della banca è passato da una posizione di copertura in eccesso prossima al 15% a circa la metà del livello degli ultimi 12 mesi entro la riunione di luglio, segnalando un rapido cambiamento di posizionamento. In termini spot, le vendite di dollari si sono concentrate soprattutto contro GBP, EUR e CAD, mentre JPY e CNY hanno fatto eccezione.
Tra il 29 luglio e il 5 agosto, la misura di BNY dell’esposizione netta agli asset USA è scesa da 0,47 a 0,34, anche se la media di lungo periodo è vicina alla parità e i ratio di copertura tendono a seguire i valori degli asset. Correggendo per gli effetti di fine mese, i dati indicano che l’outlook della Fed continua a riflettersi direttamente sui livelli di copertura, con il FX sempre più trattato come canale di trasmissione dell’inflazione. Il framework presentato privilegia l’espressione delle preoccupazioni di policy tramite ratio di copertura USD più elevati, piuttosto che attraverso tagli generalizzati all’esposizione in asset USA.
Strategia di copertura in un contesto di debolezza del dollaro
Raccomandiamo ai trader su derivati di aumentare attivamente le coperture in dollari USA nelle prossime settimane, invece di liquidare gli asset statunitensi sottostanti. Il recente tono di politica monetaria della Federal Reserve ha innescato una ricostruzione massiccia delle coperture valutarie per proteggere i portafogli da un indebolimento del biglietto verde. L’utilizzo di opzioni FX o contratti a termine (forward) consente di attraversare questa pressione di vendita mantenendo intatti gli investimenti core negli Stati Uniti.
Conviene concentrare le strategie derivate “short dollar” contro sterlina britannica, euro e dollaro canadese, dove la pressione di vendita è più intensa. In questo momento, con l’euro in area 1,09 e la sterlina stabilmente sopra 1,28, le put sul dollaro contro queste valute appaiono particolarmente interessanti. Suggeriamo invece di evitare strategie short USD contro yen giapponese e yuan cinese, che stanno andando in controtendenza rispetto al movimento più ampio.
Contesto di mercato e prospettive di lungo periodo
La strategia è supportata da un brusco calo dell’esposizione non coperta agli asset USA, scesa da 0,47 a 0,34 immediatamente dopo la riunione Fed del 29 luglio. Questa corsa alle coperture rispecchia il Dollar Index (DXY) in flessione verso 101,80 a inizio agosto, mentre crescono le aspettative di allentamento monetario. Con il CME FedWatch Tool che prezza una probabilità del 100% di un taglio dei tassi a settembre, è altamente probabile che la pressione di vendita sul dollaro persista.
È importante sottolineare che non leggiamo questo movimento come la fine della dominanza economica americana, poiché la domanda di lungo periodo per gli asset statunitensi resta strutturalmente solida. Piuttosto, gli investitori globali stanno usando i derivati per gestire l’esposizione al percorso dei tassi della Fed nei prossimi mesi. Di conseguenza, dovremmo utilizzare forward FX e opzioni di breve termine per sfruttare questa onda di coperture senza liquidare i portafogli azionari principali.
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