I non-farm payrolls USA sono scesi di 23.000 unità contro attese per un aumento di 80.000, mentre il BLS ha rivisto maggio al ribasso di 66.000 (da 129.000) e giugno di 37.000 (da 57.000), portando la revisione complessiva maggio–giugno a -103.000. La media mobile a tre mesi è scesa a 20.000, contro una stima di “breakeven” intorno a 50.000. Il tasso di disoccupazione è calato al 4,1% dal 4,2%, ma la forza lavoro si è contratta di 264.000 unità, l’occupazione netta è diminuita di 87.000 e il tasso di partecipazione è sceso al 61,4%, il minimo da inizio 2021. La crescita salariale si è attenuata al 3,2% a/a dal 3,5% e allo 0,1% m/m dallo 0,3%. Sono cambiate anche le attese implicite nell’OIS: le aspettative sul tasso Fed a fine anno sono passate da 22 pb di rialzi a 17 pb, e il pricing per settembre da circa 7 pb a 5 pb; i rendimenti dei Treasury hanno registrato un bull-steepening e il dollaro si è indebolito, anche contro JPY e CAD.
L’attenzione si sposta ora sulla decisione della RBA alle 4:30 GMT di domani, con consenso per il secondo mantenimento consecutivo del cash rate al 4,35% dopo 75 pb di rialzi quest’anno. Da giugno, l’IPC headline è sceso al 3,8% a/a dal 4,0%, mentre l’inflazione trimmed-mean è salita al 3,6% dal 3,5% ma è risultata sotto la stima mediana del 3,7%; resta comunque sopra la banda obiettivo RBA del 2–3% e sopra le previsioni di fine anno formulate a maggio. In Australia la disoccupazione si è collocata in un range 4,1–4,5% negli ultimi oltre due anni, con giugno al 4,4%, mentre l’occupazione di giugno è aumentata di poco meno di 80.000 unità dopo circa 44.000 a maggio. I mercati attendono anche l’IPC USA di luglio mercoledì, oltre al PIL UK di giugno e al PPI USA di luglio giovedì; la guidance RBA via SoMP sarà osservata rispetto alle proiezioni di maggio per un cash rate al 4,7% a fine anno e per un trimmed-mean al 3,8% a giugno e al 3,5% a fine anno.
Implicazioni per i mercati valutari e obbligazionari
Dobbiamo prepararci a una fase di volatilità elevata sui mercati valutari e obbligazionari dopo i sorprendenti dati deboli sull’occupazione USA. Con i payroll in calo di 23.000 unità contro un incremento atteso di 80.000, la Federal Reserve si trova di fronte a chiari segnali di raffreddamento economico che potrebbero interrompere ulteriori rialzi dei tassi. Questo sposta il focus immediato su strategie short USD, in particolare tramite strumenti derivati per cogliere la spinta ribassista su USD/JPY e USD/CAD.
I dati storici recenti supportano questo approccio prudente, poiché rallentamenti analoghi del mercato del lavoro statunitense hanno storicamente innescato un repricing aggressivo delle aspettative sui tassi. Ad esempio, quando in cicli passati i non-farm payrolls hanno deluso in modo significativo le attese, i rendimenti dei Treasury a breve sono crollati mentre i trader si affrettavano a prezzare tagli dei tassi anziché rialzi. Ci aspettiamo un bull-steepening analogo della curva dei rendimenti nelle prossime settimane, rendendo particolarmente interessanti posizioni lunghe sui future sui tassi d’interesse.
Risposta strategica alla RBA e alla guidance di mercato
Parallelamente, dobbiamo concentrarci sulla decisione di politica monetaria della Reserve Bank of Australia e sul relativo Statement on Monetary Policy. Se la RBA dovesse rivedere al ribasso le proprie previsioni su inflazione e cash rate, potremmo posizionarci per un indebolimento del dollaro australiano acquistando opzioni put su AUD. Al contrario, se la RBA dovesse mantenere una retorica hawkish a causa della persistenza dell’inflazione di fondo, vediamo una forte opportunità di andare long su AUD/USD, puntando a un breakout oltre le recenti aree di resistenza.
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