
Riepilogo dei mercati di giugno
Giugno è stato un mese intenso per i mercati globali: gli investitori hanno reagito all’allentamento delle tensioni geopolitiche, a una Fed più orientata a tassi più alti (“hawkish”, cioè più severa contro l’inflazione) e a dati macro USA migliori. Le Borse hanno tenuto grazie a un clima più fiducioso, mentre materie prime e valute hanno avuto movimenti più bruschi, perché i trader hanno rivisto le attese su petrolio, inflazione, tassi e dollaro.
Temi chiave:
- L’allentamento delle tensioni USA-Iran ha ridotto i timori immediati sull’offerta di petrolio.
Il Memorandum d’Intesa (un accordo preliminare) tra Iran e Stati Uniti resta fragile, ma nel breve si sono ridotte le paure di un forte blocco delle forniture. La volatilità del petrolio (oscillazioni rapide dei prezzi) non è sparita: il mercato non considera la crisi chiusa. Una nuova escalation che coinvolga Iran, USA, Israele o Hezbollah potrebbe far tornare subito forti oscillazioni. - Politica Fed e forza del dollaro hanno guidato le aspettative.
Il nuovo presidente della Fed, Warsh, ha indicato un possibile abbandono della “forward guidance”, cioè le indicazioni anticipate sui futuri tassi. Con PIL (GDP) più forte e inflazione ancora alta, il mercato ora valuta più probabili rialzi dei tassi entro fine anno, invece di tagli. Attese di tassi più alti rendono più interessanti gli investimenti in dollari, penalizzando l’oro perché non genera interessi (“non-yielding”, cioè senza rendimento). Le tensioni geopolitiche hanno dato un po’ di sostegno, ma la Fed è rimasta il fattore principale. - Tecnologia e titoli “growth” hanno mostrato tenuta.
L’attesa per l’IPO (quotazione in Borsa) di SpaceX ha sostenuto l’interesse per intelligenza artificiale, tecnologia per la difesa, satelliti, infrastrutture e settori innovativi. Tuttavia, tassi più alti hanno reso gli investitori più selettivi. In risposta alla domanda, VT Markets ha aggiunto 39 nuove azioni CFD in piattaforma, includendo mercati pre-IPO e settori di nuova generazione. (I CFD, “contratti per differenza”, sono strumenti che permettono di puntare su rialzo o ribasso di un prezzo senza possedere il titolo.)
Nel complesso, a giugno il mercato è rimasto diviso. Prezzi del petrolio più bassi e minori tensioni geopolitiche hanno sostenuto la propensione al rischio. Però inflazione “appiccicosa” (che scende lentamente), economia USA solida e Fed hawkish hanno messo pressione su obbligazioni, oro e altri strumenti sensibili ai tassi.
Fed più “hawkish” spinge il dollaro
Nel Forex (mercato delle valute), giugno è stato dominato dalla forza del dollaro, mentre i trader si adattavano a una Fed più orientata a tassi più alti. La crescita del PIL USA e un’inflazione persistente hanno portato a considerare possibile un altro rialzo dei tassi entro fine anno.
Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha influenzato il sentiment sulle valute segnalando il passaggio dalla forward guidance (indicazioni anticipate) a un approccio più legato ai dati. Con meno segnali chiari, ogni dato su inflazione, occupazione e crescita può pesare di più sulla volatilità del cambio (movimenti rapidi dei prezzi nel mercato FX).

Il divario tra i tassi USA e quelli giapponesi ha continuato a sostenere USDJPY. Rendimenti USA più alti e la linea ancora accomodante della BoJ (Bank of Japan, la banca centrale del Giappone) hanno mantenuto attraente il carry trade, aiutando il cambio a proseguire il trend rialzista. USDJPY resta sensibile a un eventuale cambio di politica della BoJ o a segnali di raffreddamento dell’inflazione USA.
Dollaro forte penalizza l’oro
L’oro è sceso a giugno: dollaro più forte e aspettative di tassi USA più alti hanno ridotto l’interesse per gli asset senza rendimento (che non pagano interessi). PIL USA migliore e inflazione ancora elevata hanno rafforzato l’ipotesi di una Fed più restrittiva, favorendo prese di profitto dopo il rialzo precedente.

L’oro è sceso brevemente sotto 4.000 dollari l’oncia, segnalando un passaggio dalla domanda “bene rifugio” (acquisti in fasi di paura) a maggiore fiducia nell’economia USA e in una politica monetaria più restrittiva. Le tensioni geopolitiche hanno offerto un sostegno limitato, ma il calo delle tensioni USA-Iran e l’aumento dei rendimenti hanno continuato a pesare.
La prossima direzione dell’oro dipenderà dai dati sull’inflazione e da un eventuale nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno.
Il petrolio scende con il calo dei timori sull’offerta
Il petrolio è stato tra i maggiori protagonisti del mese: i prezzi sono scesi nettamente dopo l’allentamento delle tensioni USA-Iran. L’accordo ha ridotto il timore di un’interruzione immediata dell’offerta globale di greggio, riportando Brent e WTI verso i livelli precedenti al conflitto. (Brent e WTI sono i due principali prezzi di riferimento del petrolio a livello mondiale.)

Il “premio di rischio” (sovrapprezzo legato alla paura di eventi negativi) non è scomparso. L’accordo è fragile e nuove tensioni tra Israele, Iran o Hezbollah potrebbero far risalire rapidamente i prezzi. Per ora, aspettative di offerta migliori e minori rischi di interruzioni hanno aiutato la stabilizzazione.
I mercati continueranno a seguire da vicino gli sviluppi in Medio Oriente nella seconda metà dell’anno.
Ottimismo tech compensa l’incertezza sulla politica monetaria
Gli indici globali sono stati volatili e perlopiù in laterale a giugno, mentre gli investitori bilanciavano dati economici migliori con aspettative di tassi Fed più alti. I listini USA hanno faticato a trovare slancio: crescita del PIL resistente e inflazione persistente hanno aumentato i timori di rialzi.

Gli utili hanno comunque tenuto, mentre l’interesse per tecnologia, AI (intelligenza artificiale) e innovazione ha sostenuto la propensione al rischio. L’IPO di SpaceX è stata la storia del mese, attirando capitali e migliorando il clima sui titoli tecnologici a forte crescita, anche con mercati più cauti.
Bitcoin in difficoltà con l’aumento della pressione macro
I mercati crypto hanno vissuto un altro mese difficile. Bitcoin è sceso a inizio giugno: i trader hanno ridotto l’esposizione agli asset più rischiosi con dollaro forte, rendimenti obbligazionari più alti e aspettative crescenti di un nuovo rialzo Fed.
Gli aggiornamenti di giugno sul Clarity Act hanno mostrato che la legge incontra ancora ostacoli: discussioni su ricompense delle stablecoin (criptovalute agganciate a una valuta, di solito il dollaro), controllo della DeFi (finanza decentralizzata, servizi finanziari su blockchain senza intermediari tradizionali), preoccupazioni delle forze dell’ordine e tempi del voto al Senato.

Bitcoin ha recuperato parte del calo, ma è rimasto sotto 60.000 dollari, lontano dai massimi di inizio anno. Le altcoin (cripto alternative a Bitcoin) hanno in genere fatto peggio, con minore appetito per strumenti speculativi.
In prospettiva, il sentiment crypto dipenderà da condizioni macro e regole. Un’inflazione più bassa o una Fed più “dovish” (più favorevole a tassi più bassi) potrebbe migliorare la propensione al rischio, mentre progressi più chiari sul CLARITY Act potrebbero sostenere nel tempo la fiducia degli investitori istituzionali.
Primi segnali per luglio
Con l’arrivo dell’estate, la liquidità può ridursi (meno scambi, perché molti operatori sono meno attivi), ma luglio potrebbe restare dinamico. Dati macro, stagione delle trimestrali (pubblicazione degli utili aziendali) e geopolitica resteranno i principali driver.
- Dati macro e aspettative sulla Fed
Inflazione, occupazione e PIL resteranno cruciali mentre la Fed si affida di più ai dati. Numeri forti o inflazione che non scende possono sostenere dollaro e rendimenti dei Treasury (titoli di Stato USA). Dati più deboli possono ridurre le attese di rialzo, alleggerendo la pressione su oro, crypto e asset più rischiosi. - Trimestrali e propensione al rischio
Il mercato valuterà se le aziende riescono a mantenere utili solidi nonostante tassi più alti e pressioni sui prezzi. Tecnologia e società legate all’AI resteranno sotto i riflettori dopo la recente performance. - Rischio geopolitico e prezzo del petrolio
L’accordo USA-Iran ha ridotto i timori sull’offerta, ma la situazione è fragile. Nuove tensioni tra Iran, Israele o Hezbollah possono riportare il “premio di rischio” sul petrolio e aumentare la volatilità complessiva.
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