USD/JPY si è mantenuto intorno a 157,65, con variazioni contenute, mentre l’attenuazione del momentum del Dollaro USA si è scontrata con una domanda prudente di Yen giapponese. I dati USA hanno deluso: l’ADP ha mostrato 44mila nuovi posti nel settore privato a luglio contro 70mila attesi, dopo 98mila a giugno, mentre l’ISM Services PMI è sceso a 54,1 rispetto a 54,5. Pur con i servizi ancora in espansione, l’ISM Employment Index è scivolato a 47,4 da 51,2, segnalando assunzioni più deboli. Il Dollaro ha inoltre subito pressioni dopo che il Tesoro USA ha revocato alcune sanzioni selezionate legate all’Iran, rimuovendo restrizioni su due aeromobili e tre compagnie aeree, mentre alcune notizie indicavano progressi su una bozza di accordo Oman-Iran in attesa di approvazione da parte di Teheran.
In Giappone, i mercati hanno valutato i verbali di giugno della BoJ, che indicavano un dibattito su ulteriori rialzi dei tassi; l’outlook di politica monetaria è rimasto al centro dell’attenzione insieme al differenziale dei tassi USA-Giappone. I dati salariali hanno alimentato le attese di un’ulteriore stretta: a giugno la crescita dei salari nominali è stata del 3,4% a/a rispetto al 3,2% di maggio, mentre la retribuzione programmata è salita al 2,9% a/a (consenso 2,7%) dal 2,5%. Le quotazioni implicavano una probabilità del 60% di un rialzo BoJ di 25 pb all’1,25% alla riunione del 18 settembre, in aumento da quasi il 40%, con un range “neutrale” indicato tra 1,10% e 2,50%. Separatamente, commenti su un possibile intervento congiunto suggerivano che gli USA avessero comprato yen contro euro; il turnover giornaliero in JPY è stato stimato a 1,61 trilioni di dollari, mentre la media mobile a 200 giorni di USD/JPY è stata indicata a 158,04.
Livelli tecnici chiave e segnali di intervento
Raccomandiamo ai trader di derivati di monitorare attentamente il livello 158,04, che rappresenta la media mobile a 200 giorni cruciale per USD/JPY. Con la coppia attualmente in consolidamento intorno a 157,65, questo “tetto” tecnico risulta fortemente rafforzato dai recenti interventi congiunti USA-Giappone. Storicamente, le azioni coordinate delle banche centrali in prossimità di medie mobili rilevanti tendono a innescare brusche inversioni valutarie piuttosto che breakout sostenuti.
Alla luce della probabilità in aumento (60%) di un rialzo della Bank of Japan all’1,25% il 18 settembre, suggeriamo di concentrarsi su opzioni call sul JPY (put su USD/JPY). L’accelerazione della crescita salariale giapponese di giugno al 3,4% su base annua fornisce un solido supporto fondamentale a questo orientamento più “hawkish”. Posizionandosi per una rottura al ribasso, i trader possono beneficiare del restringimento del differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone.
Strategie di volatilità e rischio ribassista su USD/JPY
Attualmente, lo Yen giapponese rappresenta circa il 16,7% di tutte le transazioni globali sul mercato FX, il che implica che qualsiasi cambiamento improvviso avrà un impatto significativo sui mercati dei derivati più ampi. Riteniamo che i trader dovrebbero valutare strategie long volatilità, come gli straddle, per prepararsi alle prossime decisioni delle banche centrali. Questo approccio protegge i portafogli da oscillazioni inattese, soprattutto mentre gli indicatori occupazionali statunitensi continuano a mostrare segnali di indebolimento.
I dati ADP più deboli, con soli 44mila nuovi posti nel settore privato a luglio, rafforzano ulteriormente la nostra tesi secondo cui il Dollaro sta perdendo slancio rialzista. Nei cicli economici precedenti, flessioni analoghe dell’indice di assunzione negli Stati Uniti hanno portato a un rapido smontaggio delle posizioni lunghe sul Dollaro. Consigliamo l’utilizzo di opzioni put USD/JPY a breve scadenza per catturare questa pressione ribassista mantenendo al contempo il rischio assoluto rigorosamente limitato.
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