L’oro (XAU/USD) ha esteso i rialzi per la seconda seduta consecutiva, scambiando vicino a un massimo di due settimane in area 4.141 dollari in Asia e mantenendo nel mirino quota 4.150, mentre il Dollaro USA (USD) si è indebolito. L’azione dei prezzi è stata sostenuta dalle indiscrezioni su un possibile accordo USA-Iran che potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, insieme alla decisione OPEC+ di domenica di aumentare l’offerta da settembre, che ha spinto il greggio ai minimi dal 13 giugno. Un petrolio più morbido ha contribuito a smorzare i timori sull’inflazione e, di conseguenza, ha ridotto le aspettative di una Fed più aggressiva, offrendo ulteriore supporto al metallo privo di rendimento.
Le aspettative sui tassi restano un freno. Il Bureau of Labor Statistics ha indicato che le aperture di posti JOLTS sono scese marginalmente a 7,36 milioni, mentre il presidente della Fed di Kansas City Jeff Schmid e la presidente della Fed di Philadelphia Anna Paulson hanno richiamato l’argomento a favore di una politica più restrittiva, mantenendo vive le scommesse su costi di finanziamento più elevati entro fine anno in vista dei Nonfarm Payrolls (NFP) di venerdì. I mercati attendono anche il report ADP sull’occupazione di mercoledì e l’ISM Services PMI. Sul piano grafico, l’oro ha violato al rialzo la EMA a 200 periodi sul quadro a quattro ore, con RSI vicino a 65 e istogramma MACD positivo; una resistenza è individuata sopra 4.130 dollari, mentre i supporti si collocano in area 4.115, poi 4.065, 4.043-4.042, 4.020 e 4.000.
Prospettive tecniche e strategia di trading
Suggeriamo ai trader su derivati di cercare opportunità di acquisto su piccoli ritracciamenti mentre l’oro punta al livello di 4.150 dollari. Il balzo odierno oltre la media mobile chiave a 200 periodi, supportato da un solido Relative Strength Index a 65, conferma che i compratori mantengono saldamente il controllo. Ci attendiamo un aumento della volatilità intraday man mano che il mercato reagirà ai dati ADP sull’occupazione e all’ISM Services PMI appena pubblicati.
Driver macro, paralleli storici e strategia
La potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz e il piano dell’OPEC+ di incrementare la produzione di petrolio a settembre sono fattori determinanti alla base di questo contesto di dollaro debole. Storicamente, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno spinto i prezzi dell’oro al rialzo in media del 10%-15% nell’arco di alcuni mesi, grazie agli acquisti “bene rifugio”. Con i prezzi del petrolio in discesa ai minimi da metà giugno, l’allentamento delle aspettative d’inflazione sta riducendo la pressione sulla Federal Reserve affinché mantenga alti i tassi.
Con le offerte di lavoro USA in calo a 7,36 milioni rispetto ai livelli più elevati osservati lo scorso anno, il mercato del lavoro mostra segnali evidenti di raffreddamento. Questa dinamica supporta la nostra tesi secondo cui la Fed allenterà la stretta sui tassi, fattore che storicamente agisce da forte catalizzatore per l’oro. Ad esempio, durante il prolungato ciclo di tagli dei tassi tra il 2000 e il 2011, i prezzi dell’oro sono balzati di oltre il 280% mentre gli investitori cercavano alternative a un dollaro USA in indebolimento.
Per le prossime settimane, raccomandiamo l’utilizzo di opzioni call long o di bull call spread per intercettare ulteriore potenziale rialzista limitando al contempo il rischio. Se i prezzi dell’oro dovessero registrare una correzione di breve termine verso il supporto di 4.115 dollari, lo consideriamo un punto d’ingresso particolarmente favorevole per posizioni rialziste. I trader dovrebbero prepararsi al report Nonfarm Payrolls di venerdì, poiché dati sull’occupazione più deboli delle attese potrebbero facilmente spingere l’oro oltre la soglia di 4.150 dollari.
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