Giappone e Stati Uniti hanno coordinato un intervento sul mercato dei cambi volto a sostenere lo yen, in un mercato in cui USD/JPY è convenzionalmente quotato secondo la prassi europea, ossia con il prezzo espresso in JPY per USD. Su questa base, un USD/JPY in aumento indica un dollaro più forte e uno yen più debole; inoltre, la prospettiva di lungo periodo richiamata mostra che il dollaro si è generalmente apprezzato contro lo yen a partire circa dal 2011 o 2012.
Un dollaro più forte sposta i vantaggi relativi tra gli acquirenti statunitensi di beni esteri e i venditori statunitensi di beni prodotti internamente, e il testo inquadra l’intervento come un’azione che altera tale equilibrio. I modelli di scambio citati includono esportazioni USA verso il Giappone concentrate su prodotti energetici, medicale e farmaceutica, e macchinari, mentre le importazioni USA dal Giappone sono dominate da veicoli e componentistica, macchinari pesanti ed elettronica avanzata. L’articolo descrive inoltre il movimento di fondo come uno squilibrio persistente dei flussi: domanda di dollari superiore all’offerta, oppure offerta di yen superiore alla domanda; e sostiene che, in assenza della rimozione di queste forze, un intervento di durata limitata potrebbe non impedire alla più ampia tendenza di rafforzamento dell’USD di riaffermarsi.
Volatilità e strategie in opzioni su USD/JPY
Riteniamo che i trader sui derivati debbano prepararsi a un aumento della volatilità sulla coppia USD/JPY nelle prossime settimane, in seguito a questo intervento congiunto sul mercato FX. Storicamente, quando le banche centrali intervengono, le oscillazioni di prezzo di breve periodo aumentano drasticamente, rendendo le opzioni particolarmente interessanti. Raccomandiamo ai trader di utilizzare strategie long straddle per capitalizzare questa volatilità di breve termine senza dover scegliere troppo presto una direzione definitiva.
Per comprendere perché questi interventi di norma non riescano a modificare le tendenze di lungo periodo, possiamo guardare al massiccio intervento del Giappone da 9,8 trilioni di yen (circa 62 miliardi di dollari) nel 2024. Nonostante quell’esborso storico, il rally di sollievo dello yen svanì presto, perché i fattori macroeconomici sottostanti continuavano a favorire il dollaro. Oggi vediamo un analogo squilibrio strutturale tra domanda e offerta, il che suggerisce che la traiettoria rialzista del dollaro contro lo yen finirà per riprendere.
Poiché ci aspettiamo che questo intervento coordinato agisca come un temporaneo ostacolo per il dollaro, consideriamo l’attuale forza dello yen una primaria opportunità di acquisto di opzioni call su USD/JPY. Entrare su call con scadenze più lunghe ci consente di posizionarci per l’eventuale ripresa della forza del dollaro, una volta che le forze di mercato torneranno a imporsi. Questo approccio limita il rischio di ribasso al premio dell’opzione e, al contempo, ci prepara a cogliere un significativo potenziale rialzo quando gli effetti dell’intervento si attenueranno.
Copertura dell’esposizione valutaria per le aziende legate al Giappone
Dobbiamo inoltre consigliare ai trader sui derivati di coprire l’esposizione valutaria per le aziende legate alle importazioni dal Giappone, come veicoli ed elettronica avanzata. Poiché queste importazioni diventerebbero più costose se l’intervento non riuscisse a sostenere lo yen, l’uso di contratti forward su valuta può fissare fin d’ora tassi di cambio più sicuri. Evitando esposizioni non coperte, proteggiamo i nostri portafogli da improvvisi e distorsivi cambi di policy che spesso mandano all’aria la pianificazione aziendale.
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