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NZD/USD scivola verso 0,5870 mentre i solidi dati USA e la domanda di beni rifugio sostengono il dollaro

by VT Markets
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Aug 4, 2026

NZD/USD è sceso a circa 0,5870 nella sessione asiatica di martedì, appesantito da dati USA più solidi e dalla domanda di Dollaro statunitense come bene rifugio. Negli Stati Uniti, l’ISM Manufacturing PMI è salito a 55,6 a luglio da 53,3 a giugno, sopra il consenso a 54,0. I mercati osservano anche il rapporto sull’occupazione della Nuova Zelanda in uscita mercoledì, con il tasso di disoccupazione atteso al 5,4% nel Q2 rispetto al 5,3% precedente.

L’incertezza geopolitica ha aggiunto supporto al USD dopo che Donald Trump ha definito i negoziati “l’ultima chance” per l’Iran di porre fine a un conflitto di cinque mesi e ha affermato che un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz e denuclearizzare Teheran era “imminente”, mentre funzionari iraniani hanno dichiarato che non ci sono colloqui diretti e che le discussioni avvengono tramite mediatori in Oman. Sul fronte di politica monetaria, ASB si aspetta che la Reserve Bank of New Zealand irrigidisca la postura verso un Official Cash Rate al 3,25% a fine anno, mentre Westpac prevede mosse a settembre e dicembre che porterebbero l’OCR al 3,75% entro un anno.

Rischi di volatilità e strategie di trading per NZD/USD

Suggeriamo ai trader in derivati di prepararsi a una volatilità più elevata sul cross NZD/USD, mentre oggi, 4 agosto 2026, oscilla vicino al livello critico di 0,5870. Il momentum del biglietto verde è sostenuto da solidi dati macro: il PMI manifatturiero USA è balzato a sorpresa a 55,6 a luglio. Questa forza dei dati statunitensi, insieme ai flussi verso il rifugio in un contesto di negoziati USA-Iran tesi, indica che bisogna mettere in conto ulteriori pressioni ribassiste di breve sul Kiwi.

Con l’incertezza geopolitica in aumento sullo Stretto di Hormuz, raccomandiamo l’utilizzo di opzioni call sul USD per coprirsi da improvvisi spike “safe haven”. I dati storici mostrano che, durante fasi di elevata tensione geopolitica, il Dollar Index registra spesso rialzi rapidi del 2%-3% mentre i capitali cercano sicurezza. Assumere posizioni tattiche long sul USD o acquistare put protettive su NZD/USD appare una mossa prudente per i prossimi giorni.

Prospettive sui dati neozelandesi e sulla politica della banca centrale

Va inoltre monitorato da vicino il rapporto sull’occupazione della Nuova Zelanda in uscita mercoledì, in cui il tasso di disoccupazione è proiettato in aumento al 5,4%. Un dato debole potrebbe trascinare temporaneamente al ribasso il Kiwi, ma riteniamo che il downside di medio termine possa essere limitato da una Reserve Bank of New Zealand dall’impostazione hawkish. Grandi banche come Westpac prevedono rialzi a settembre e dicembre per portare il tasso al 3,75%, elemento che dovrebbe sostenere la valuta sui ribassi.

Per le prossime settimane, privilegiamo l’esecuzione di strategie con opzioni “strangle” di breve periodo o il trading su breakout nel caso in cui NZD/USD violi il principale supporto psicologico a 0,5800. Se i dati sul lavoro sorprendessero positivamente, potremmo vedere un rapido rimbalzo verso l’area di 0,6000. I trader dovrebbero restare molto flessibili, bilanciando il forte quadro macro USA con le prospettive di una banca centrale neozelandese più restrittiva.

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