USD/JPY è rimasto più debole lunedì, attestandosi in area 156,90, mentre lo yen ha conservato gran parte dei guadagni della scorsa settimana dopo le indiscrezioni su un intervento giapponese e un messaggio di politica monetaria più “falco” da parte della Bank of Japan, che hanno innescato una rapida inversione. Le autorità non hanno confermato alcuna azione, sebbene i media abbiano citato fonti vicine alla BoJ, mentre il Ministero delle Finanze ha ribadito che movimenti unidirezionali sono indesiderabili e che è pronto a rispondere a mercati disordinati. Questa impostazione ha contribuito a contenere eventuali tentativi di rimbalzo e ha mantenuto prudente il posizionamento del mercato intorno ai livelli dove si ritiene sia avvenuto l’intervento.
L’attenzione si sposta sui Verbali della riunione di politica monetaria della BoJ in uscita mercoledì, relativi al meeting di giugno, precedente sia all’episodio di intervento sia alla decisione della scorsa settimana. La BoJ ha mantenuto il tasso a breve all’1,00% con un voto 8–1, con il governatore Kazuo Ueda che ha indicato che la stretta potrebbe accelerare, mentre i mercati hanno anticipato le attese per il prossimo rialzo. Sempre mercoledì, l’ADP Employment Change USA è atteso a 70 mila per luglio rispetto a 98 mila di giugno, dato che potrebbe pesare sui rendimenti dei Treasury. Sul grafico a 4 ore, il prezzo era 157,02, sotto la SMA a 20 periodi a 160,36 e la SMA a 100 periodi a 162,32, con RSI vicino a 23; la resistenza si colloca a 157,15 quindi 157,94, mentre il supporto è visto a 156,30 e 155,24.
Rischi di intervento e strategie su derivati
Nel gestire gli effetti delle più recenti presunte operazioni di intervento giapponesi, suggeriamo ai trader su derivati di evitare di ricostruire ampie posizioni short sullo yen. L’ambiguità deliberata del Ministero delle Finanze rende molto rischioso vendere yen, soprattutto con una liquidità che si assottiglia in area 160,00. In alternativa, si può valutare l’acquisto di opzioni put su USD/JPY a breve scadenza per intercettare ulteriori movimenti ribassisti senza esporsi a perdite potenzialmente illimitate in caso di improvvisi cambi di politica.
Storicamente, quando le autorità giapponesi intervengono, lo fanno con volumi rilevanti, come nel maxi-intervento da 9,2 trilioni di yen (59 miliardi di dollari) nel 2024. Queste azioni spesso generano inversioni brusche su più sedute, in grado di azzerare facilmente posizioni long USD/JPY ad alta leva. Utilizzando strategie in opzioni come i bear put spread, è possibile definire il rischio e al contempo prepararsi a un’ulteriore discesa verso il supporto a 155,24.
Verbali BoJ in arrivo ed eventi sui dati USA
Occorre inoltre posizionarsi in vista dei Verbali BoJ di mercoledì, che potrebbero evidenziare un consenso più orientato al “falco” già prima della recente conferma dei tassi all’1,00%. Se i verbali mostrassero un numero maggiore di membri preoccupati per l’inflazione, il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti continuerebbe a ridursi, sostenendo lo yen. I trader possono considerare strategie long volatilità, come gli straddle, per beneficiare dei movimenti potenzialmente bruschi che potrebbero seguire la pubblicazione.
Sul fronte USA, il report ADP sui salari nel settore privato, previsto in calo a 70 mila da 98 mila, rappresenta un ulteriore potenziale catalizzatore ribassista per la coppia. Un dato occupazionale debole probabilmente deprimerebbe i rendimenti dei Treasury, che storicamente si correlano a un dollaro più debole contro yen. Per operare su questo evento, si possono impostare ordini limite appena sotto il supporto immediato di 156,30 per intercettare un’eventuale rottura al ribasso.
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