Il greggio WTI ha recuperato parte del terreno dopo l’apertura con un gap ribassista, ma è rimasto in calo di quasi il 7% nella seduta, scambiando intorno a 79,30 dollari al barile nelle ore asiatiche di lunedì. Il movimento è seguito a un post pubblicato a tarda ora sabato su Truth Social dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui l’Iran e altri Paesi mediorientali avrebbero chiesto più tempo per finalizzare un accordo; il post affermava che l’intesa avrebbe riaperto immediatamente lo stretto e rimosso la minaccia nucleare iraniana.
Gli aggiornamenti sullo shipping di lunedì hanno mostrato condizioni contrastanti: due petroliere con carichi sauditi hanno attraversato nel fine settimana lo stretto di Bab el-Mandeb uscendo dal Mar Rosso, mentre i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz hanno rallentato bruscamente dopo notizie di attacchi a navi. La United Kingdom Maritime Trade Operations ha confermato altri tre attacchi a petroliere da sabato. Separatamente, i principali produttori OPEC+ hanno approvato un moderato aumento delle quote di produzione, completando la prevista rimozione graduale dei tagli all’offerta introdotti nel 2023 e lasciando margine per ulteriori incrementi dell’output una volta risolto il conflitto in Medio Oriente.
Dislocazione di mercato versus rischi di offerta fisica
Rileviamo un’evidente disconnessione tra il recente calo del 7% del WTI a 79,30 dollari e l’escalation dei rischi fisici in Medio Oriente. Se da un lato report ottimistici sui social media hanno temporaneamente raffreddato il mercato, dall’altro i dati reali sul traffico marittimo e gli attacchi missilistici indicano interruzioni immediate dell’offerta. Raccomandiamo ai trader di derivati di sfruttare questo ribasso artificiale acquistando opzioni call sul WTI, in vista di un deciso rimbalzo dei prezzi nelle prossime settimane.
Volatilità, colli di bottiglia dello shipping e strategie di trading
Gli shock geopolitici storicamente innescano forti impennate della volatilità del petrolio, come durante gli attacchi del 2019 alle raffinerie saudite e le escalation del 2024 nel Mar Rosso, quando la volatilità implicita del petrolio è spesso balzata oltre il 40%. Con rotte marittime cruciali oggi minacciate da attacchi attivi con droni e missili, i premi delle opzioni potrebbero sottostimare il rischio reale di una improvvisa stretta dell’offerta. Suggeriamo di impostare straddle long per trarre profitto da questi inevitabili movimenti di prezzo, indipendentemente dalla direzione del mercato.
Sebbene l’OPEC+ preveda di ripristinare i tagli alla produzione del 2023, questi barili aggiuntivi non possono aggirare facilmente colli di bottiglia come lo Stretto di Hormuz, che storicamente gestisce oltre 20 milioni di barili di petrolio al giorno, ovvero circa il 20% dei consumi globali. Questo vincolo fisico implica che eventuale offerta aggiuntiva rischia di rimanere “bloccata”, rafforzando una tesi marcatamente rialzista sui future nel breve termine. Consigliamo di mantenere un’esposizione net-long tramite call spread per limitare il rischio di ribasso, pur intercettando il significativo potenziale di rialzo legato a questa crescente crisi regionale.
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