Il dollaro USA ha chiuso la settimana in calo, toccando brevemente i minimi di sei settimane mentre le tensioni in Medio Oriente — incentrate su Stati Uniti e Iran e sullo Stretto di Hormuz — hanno alimentato l’avversione al rischio. Il Dollar Index è sceso a 99,90 per la prima volta da metà giugno, per poi ridurre le perdite a fine seduta nordamericana. Le indiscrezioni su interventi del Ministero delle Finanze giapponese a sostegno dello yen hanno contribuito al movimento, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi sono rimbalzati venerdì, con il trentennale sui livelli più alti dal giugno 2007 e il decennale ai massimi degli ultimi 18 mesi.
Politica della Federal Reserve e indicatori economici
La Federal Reserve ha mantenuto i tassi al 3,50%–3,75%, ma il voto (9–3) ha incluso tre richieste di un aumento immediato di 25 punti base, con l’inflazione ancora sopra il target. I dati sui prezzi hanno mostrato un CPI complessivo al 3,5% annuo a giugno contro il 4,2%, con la componente core al 2,6% contro il 2,9%, mentre il momentum del mercato del lavoro ha mostrato segnali di indebolimento: i Nonfarm Payrolls di giugno sono aumentati di 57 mila unità, maggio è stato rivisto a 129 mila da 172 mila e il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2% dal 4,3%. I dati CFTC per la settimana al 21 luglio indicano posizioni nette lunghe sul dollaro a 15,6 mila contratti rispetto a 13,2 mila, con open interest a 54,0 mila; la variazione su quattro settimane è stata di +2,7 mila e i percentile si sono attestati a 59 e 47,1. I mercati guardano ora alla prossima pubblicazione del CPI, alle indagini ISM e ai dati NFP di luglio.
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