Il DJIA ha scambiato venerdì poco sotto quota 52.500, in rialzo di circa 230 punti e a circa l’1,6% sotto il record di inizio luglio, nonostante un’escursione intraday vicina a 600 punti da circa 52.600 a poco sotto 52.000 prima di un rimbalzo di oltre 450 punti in meno di due ore. Apple è scesa di circa il 10% anche se i ricavi del 3° trimestre fiscale e un +22% delle vendite di iPhone hanno battuto le attese, mentre Amazon è salita di oltre il 15% dopo una trimestrale (Q2) sopra le previsioni trainata dal cloud; poiché l’indice è ponderato per il prezzo, movimenti opposti in componenti con prezzi simili si sono in larga parte compensati, lasciando la più ampia dispersione “single-name” sugli utili del trimestre con un guadagno netto dell’indice inferiore allo 0,5%. Cinque dei sette maggiori nomi tecnologici sono ora presenti nel paniere, con Meta e Tesla assenti, facendo sì che metodo di ponderazione e ampiezza del mercato restino i principali elementi di differenziazione tra i benchmark.
Sul fronte tassi, il rendimento del Treasury trentennale si è mantenuto vicino ai massimi dal 2007 e ha accelerato al rialzo fino a venerdì, mentre il decennale è rimasto sopra il 4,7%, livello più alto da gennaio 2025, dopo una quinta pausa consecutiva della politica monetaria approvata 9–3 con tre presidenti regionali dissenzienti favorevoli a un rialzo di 25 pb. I dati sono risultati hawkish: l’ECI del Q2 è salito dello 0,9% contro consenso 0,8% e in linea al trimestre precedente; il Chicago PMI è uscito a 57,6 contro 56, in rialzo da 56,7; la fiducia UoM è arrivata a 55,2 contro 54, con le aspettative a 55,4 contro 54, mentre le attese d’inflazione a 1 anno sono rimaste al 4,2% e quelle a 5 anni al 3,3%. La prossima settimana sono in calendario ISM manifatturiero (consenso 54 vs 53,3; prezzi pagati 70 vs 73) e servizi (54,2 vs 54), occupazione privata (75K vs 98K), produttività e costo del lavoro per unità di prodotto, e i Nonfarm Payrolls di venerdì 7 agosto (91K vs 57K; tasso di disoccupazione 4,3% vs 4,2%; AHE 0,3% m/m e 3,5% a/a) in vista della decisione del 16 settembre. Sul piano tecnico, vengono segnalate resistenze in area 52.600 e poi poco sopra 53.300, supporti a 52.000 e poi 51.800, con la EMA a 50 giorni vicino a 51.600; lo Stoch RSI era intorno a 21, la lettura a 5 minuti sopra 90, e una chiusura sotto 52.000 invaliderebbe l’impostazione rialzista.
Volatilità di mercato e strategie di trading
La rapida oscillazione intraday di 600 punti del Dow dimostra che la volatilità di mercato è in aumento anche se l’indice resta a distanza ravvicinata dal massimo storico di 53.300. Occorre prepararsi a ulteriori fluttuazioni marcate nelle prossime settimane, soprattutto con lo Stoch RSI giornaliero che segnala condizioni di ipervenduto e sta girando al rialzo dall’area 21. Gli operatori sui derivati possono sfruttare questo contesto “choppy” utilizzando straddle di breve periodo per catturare queste improvvise inversioni di prezzo, anche in assenza di notizie.
Sebbene l’azionario resti sostenuto, il mercato obbligazionario sta lanciando segnali di allerta mentre il rendimento del Treasury decennale supera il 4,7% e il trentennale testa massimi pluridecennali. Storicamente, quando il decennale mantiene livelli sopra il 4,5%, il premio per il rischio azionario si riduce, spesso innescando un improvviso aumento della volatilità azionaria mediamente del 15%-20% nelle settimane successive. Riteniamo che questa divergenza implichi la necessità di coprire le posizioni lunghe in azioni, rendendo prudenti in questo momento put protettive out-of-the-money sul Dow come rete di sicurezza.
Livelli chiave di supporto e dati in arrivo
Va monitorato con attenzione il supporto cruciale a 52.000, poiché una chiusura giornaliera sotto questo livello invaliderebbe il bias rialzista di breve periodo ed esporrebbe la EMA a 50 giorni in area 51.600. Al rialzo, è probabile che la pressione in vendita aumenti vicino alla resistenza a 52.600 che ha contenuto i rialzi per gran parte di fine luglio. Per operare in questo range, raccomandiamo l’esecuzione di bull put spread sotto la soglia di 52.000 per incassare premio definendo rigorosamente il rischio al ribasso.
In assenza di una riunione della Federal Reserve ad agosto, i prossimi dati macro—in particolare le componenti “prices paid” degli indici ISM e i Nonfarm Payrolls del 7 agosto—determineranno la prossima mossa significativa del mercato. Considerato che il consenso si attende un dato occupazionale di 91K e salari orari medi al 3,5% a/a, qualsiasi sorpresa inflazionistica al rialzo probabilmente spingerà i rendimenti più in alto e metterà sotto pressione l’azionario. È opportuno posizionarsi per questi esiti binari acquistando opzioni a breve scadenza e a basso costo per sfruttare una volatilità implicita sottovalutata prima della pubblicazione dei dati.
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