EUR/USD ha chiuso luglio in lieve rialzo in area 1,1500 dopo un progresso di oltre l’1,1% nell’ultima settimana e un picco a 1,1530 prima della chiusura. A inizio settimana la domanda di dollari USA è aumentata in seguito all’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran e alle rinnovate criticità nello Stretto di Hormuz, che è stato nuovamente chiuso, prima che il sentiment si stabilizzasse grazie a una pausa nei raid e al ritorno di indiscrezioni su possibili contatti diplomatici. L’attenzione si è poi spostata sulla Federal Reserve, che ha lasciato invariato il tasso di riferimento per la quinta riunione consecutiva al 3,50%-3,75%, nonostante il dissenso di tre presidenti regionali favorevoli a un rialzo di 25 pb. Sul fronte del pricing dei tassi, il CME FedWatch Tool indicava una probabilità di rialzo a settembre al 65%, in aumento dal 55% della settimana precedente la decisione del FOMC.
Anche i dati macro USA hanno contribuito al quadro. La stima preliminare del PIL del 2° trimestre ha mostrato un rallentamento all’1,5% annualizzato dal 2,1% del 1° trimestre, mentre l’indice dei prezzi del PIL è accelerato al 6,3% dal 3,6%; l’inflazione core PCE è stata del 3,3% nel 2° trimestre e a giugno, in lieve calo dal 3,4% di maggio ma ancora ben sopra il target del 2%. In Europa, la crescita annualizzata del PIL del 2° trimestre è migliorata allo 0,9% in Germania dallo 0,4% e all’1% nell’Eurozona dallo 0,3%, mentre l’inflazione HICP di luglio è risultata al 2,8% in Germania contro il 2,4% e al 2,5% nell’Eurozona contro il 2,4%. I mercati assegnano circa il 65% di probabilità a un rialzo BCE di 25 pb a settembre. La settimana entrante porta in agenda gli ISM PMI, i PMI finali S&P Global e i dati sul lavoro USA, incluso il rapporto NFP atteso a 91 mila da 57 mila, con tasso di disoccupazione visto al 4,3% dal 4,2%.
Strategia su derivati: posizionarsi per una sovraperformance di euro e sterlina
Consigliamo ai trader su derivati di posizionarsi nelle prossime settimane per una sovraperformance del tratto breve di euro e sterlina britannica rispetto al dollaro USA. Con la Federal Reserve ferma al 3,50%-3,75% nonostante l’inflazione elevata, gli swap spread USA si sono ristretti e la curva dei rendimenti si è irripidita. Questa esitazione di politica monetaria rende particolarmente interessanti call long su EUR/USD o bull risk reversal, soprattutto alla luce del nostro obiettivo sulla resistenza tecnica chiave in area 1,1568.
Storicamente, quando il momentum di crescita si sposta a favore dell’Europa — con il PIL dell’Eurozona in risalita all’1% mentre la crescita USA rallenta all’1,5% — l’euro tende a guadagnare una trazione rialzista significativa. Questa divergenza ricalca schemi storici osservati in precedenti fasi di restringimento del gap di crescita, che hanno spesso spinto l’EUR/USD di diversi punti percentuali nell’arco di poche settimane. Riteniamo che l’impiego di futures sui tassi a breve termine per scommettere su una BCE più hawkish rispetto a una Fed esitante offra un profilo rischio/rendimento molto favorevole.
Gestione del rischio: gestire volatilità e rischio geopolitico
I trader dovrebbero inoltre prepararsi a una volatilità elevata a inizio agosto, in particolare attorno alla pubblicazione dei Nonfarm Payrolls USA, con disoccupazione attesa in aumento al 4,3%. Per sfruttare il contesto, suggeriamo l’acquisto di straddle o strangle a breve scadenza su EUR/USD per catturare movimenti bruschi guidati dai prossimi dati su occupazione e ISM. Se i dati sul lavoro USA deludessero rispetto alle attese di +91.000, è probabile un rapido breakout oltre la media mobile a 200 giorni in area 1,1631.
Al tempo stesso, è necessario mantenere cautela rispetto a improvvise impennate del rischio geopolitico legate allo Stretto di Hormuz, che potrebbero innescare acquisti di dollari come bene rifugio. L’implementazione di opzioni barrier knock-out o strategie collar può aiutare a proteggere le posizioni rialziste sull’euro da questi shock improvvisi di tipo risk-off. Questo approccio bilanciato sui derivati consente di capitalizzare su prospettive di politica monetaria USA più deboli, mantenendo al contempo sotto controllo i rischi geopolitici al ribasso.
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