USD/JPY oscilla violentemente tra sospetti interventi del Giappone, mentre i trader attendono possibili operazioni per conto proprio dagli Stati Uniti

by VT Markets
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Jul 31, 2026

USD/JPY ha oscillato bruscamente, scendendo del 3% dopo notizie di un intervento giapponese sul mercato FX, per poi rimbalzare di quasi il 2% nella notte. Il Nikkei ha riportato che le autorità giapponesi sono effettivamente intervenute e che la Fed ha verificato i livelli di USD/JPY ieri pomeriggio per conto del Tesoro USA, riecheggiando il modello coordinato visto a gennaio.

Da allora il focus si è spostato: ulteriori ribassi di USD/JPY vengono inquadrati come subordinati a un’azione “in proprio” (own-account) delle autorità statunitensi, più che al solo rate-checking. Un nuovo intervento giapponese viene descritto come probabile oggi e all’inizio della prossima settimana, poiché le operazioni spesso avvengono a blocchi di alcuni giorni. Anche così, il trend rialzista di fondo del cross viene presentato come intatto, a meno che non emerga un segnale più chiaro che la Fed non alzerà i tassi a settembre e che la tendenza più ampia del dollaro si orienti al ribasso.

Limiti dell’intervento unilaterale

Dobbiamo affrontare lo Yen giapponese con la chiara consapevolezza che l’intervento unilaterale compra tempo, ma non sposta il trend di lungo periodo. La storia mostra che anche sforzi massicci, come l’intervento record del Giappone da 9,8 trilioni di yen (62 miliardi di dollari) a inizio 2024, riescono solo a frenare temporaneamente la dominanza del dollaro. Senza una svolta strutturale da parte della Federal Reserve, riteniamo che i cali di USD/JPY vadano letti come opportunità d’acquisto per i trader su derivati, più che come l’inizio di un’inversione.

Strategia di trading e considerazioni sul differenziale dei rendimenti

Per operare in modo efficace nelle prossime settimane, raccomandiamo l’utilizzo di knock-out option di breve termine o call spread per sfruttare i cali improvvisi guidati dagli interventi. La volatilità resta elevata, con l’implicita a un mese di USD/JPY attorno al 10-12%, un livello che indica premi opzionari costosi ma potenzialmente interessanti per chi vende put out-of-the-money. Possiamo usare questi ritracciamenti temporanei del 2-3% per costruire posizioni long a livelli più favorevoli, puntando sul trend rialzista sottostante.

Dovremmo inoltre monitorare con attenzione il differenziale di rendimento tra i Treasury USA decennali e i titoli di Stato giapponesi (JGB), recentemente vicino a un ampio gap di 300 punti base. Finché questo divario macroeconomico non si ridurrà in modo significativo tramite tagli aggressivi dei tassi da parte della Federal Reserve, il carry trade continuerà a richiamare capitali verso il dollaro. Di conseguenza, consigliamo ai trader su derivati di evitare scommesse pesanti contro il dollaro e di concentrarsi invece su strategie strutturate in range, che beneficiano di improvvise “scosse” indotte dalle banche centrali.

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