USD/JPY è sceso bruscamente verso l’area 159,50 venerdì, con il cross scambiato intorno a 159,12 mentre lo Yen si rafforzava dopo le indiscrezioni su un intervento giapponese sul mercato FX e un messaggio della Bank of Japan orientato in senso più “hawkish”. Secondo quanto riportato, il Giappone avrebbe comprato Yen e venduto Dollari USA dopo che il cambio aveva toccato massimi pluridecennali, innescando un calo improvviso mentre la volatilità restava elevata. La BoJ ha mantenuto il tasso d’interesse di breve periodo all’1,00% come previsto, decisione approvata con un voto 8–1, e Hajime Takata ha dissentito a favore di un rialzo all’1,25% alla luce dei rischi di inflazione al rialzo legati a shock della domanda estera e al mutamento delle condizioni finanziarie globali.
La banca centrale ha ribadito che continuerà ad aumentare il costo del denaro se attività, inflazione e condizioni finanziarie seguiranno le proprie proiezioni, mentre il governatore Kazuo Ueda ha segnalato che potrebbe accelerare il ritmo dei rialzi per evitare di rimanere indietro rispetto alla curva dell’inflazione. Per il Dollaro, la geopolitica ha inviato segnali contrastanti: il presidente USA Donald Trump ha parlato di un accordo mirato a un disarmo graduale di Hamas e a un’eventuale uscita israeliana da Gaza, ma il Kuwait ha riferito che le proprie difese aeree hanno intercettato droni iraniani, e Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “colpendo duramente l’Iran”. Sul piano tecnico, il cross resta sotto le SMA a 20 e 100 periodi, rispettivamente a 162,31 e 162,62, incontra resistenza a 159,92 e poi 160,57, e mostra un RSI vicino a 25; il supporto si colloca a 158,91 e 158,56.
Strategie in opzioni in un contesto di forza dello Yen e volatilità di mercato
Con USD/JPY che oscilla vicino a 159,12 e un RSI in ipervenduto a 25, consigliamo ai trader su derivati di evitare di “prendere un coltello che cade” con posizioni spot e di orientarsi invece sul mercato delle opzioni. Considerato il forte momentum ribassista sotto la media mobile a 20 periodi di 162,31, l’acquisto di opzioni put a breve scadenza appare particolarmente interessante per intercettare ulteriore downside. Queste strategie ribassiste dovrebbero puntare ai supporti immediati a 158,91 e 158,56.
Le autorità giapponesi hanno una storia di difesa aggressiva, avendo speso un record di 9,8 trilioni di yen in un mese nel 2024 e altri 5,5 trilioni di yen poco dopo per sostenere la valuta. Questo precedente storico suggerisce di prepararsi a improvvisi e volatili “gap” di liquidità qualora le autorità tornassero a intervenire sul mercato. Per proteggersi da questi movimenti violenti, raccomandiamo l’uso di knock-out put o di bear put spread, così da contenere il costo del premio e definire il rischio massimo.
Scenario macro e impatto geopolitico sulle tattiche di trading
Con la Bank of Japan che mantiene i tassi all’1,00% ma segnala una forte disponibilità a ulteriori rialzi, il differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone si sta riducendo in modo graduale. È possibile sfruttare questo cambiamento del quadro macro tramite calendar spread, anticipando che la volatilità implicita sulle scadenze più lunghe aumenterà man mano che la BoJ sarà costretta a “inseguire” l’inflazione. Questa svolta più restrittiva rende le opzioni call sullo Yen di lungo periodo (put su USD/JPY) una posizione core con solide basi fondamentali per le prossime settimane.
Gli sviluppi geopolitici, inclusi il potenziale accordo sul disarmo a Gaza e le tensioni in corso con l’Iran, rendono i flussi “safe haven” altamente imprevedibili. Questa incertezza tende a spingere la volatilità implicita a una settimana su USD/JPY ben oltre la media storica dell’8%, rendendo costoso l’acquisto “secco” di opzioni. Per contrastare questo contesto di elevata volatilità, è preferibile privilegiare credit spread o strategie di ratio writing che consentano di incassare premio nell’attesa di un trend direzionale più chiaro.
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