L’indice del dollaro scende mentre lo yen balza sui timori di intervento e i deboli dati USA aumentano la volatilità

by VT Markets
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Jul 30, 2026

L’Indice del dollaro USA (DXY) è sceso giovedì dopo il brusco rafforzamento dello yen giapponese (JPY), alimentando speculazioni su un possibile sostegno ufficiale in Giappone, anche se Tokyo non ha confermato alcun intervento. USD/JPY ha perso quasi 480 pip ed è sceso sotto quota 160, mentre il DXY si è attestato intorno a 100, in calo di quasi lo 0,80% nella giornata, dopo aver toccato in precedenza 99,87, il livello più basso dal 17 giugno.

I dati macro statunitensi hanno aumentato la pressione. Il PIL è cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,5% nel secondo trimestre, contro una previsione del 2,1%, e ha rallentato dal 2,1% del primo trimestre, secondo il Bureau of Economic Analysis. Il core PCE è salito dello 0,1% a giugno, in calo dallo 0,3% di maggio e sotto il consenso dello 0,2%, mentre la variazione annua è scesa al 3,3% dal 3,4%, in linea con le attese; il reddito personale è aumentato dello 0,2% e la spesa personale dello 0,3%. Il giorno prima, la Federal Reserve (Fed) ha mantenuto i tassi al 3,50%-3,75%, con tre dissensi a favore di un rialzo di 25 punti base; il CME FedWatch indicava una probabilità di rialzo a settembre intorno al 55%, in calo da circa il 60% prima della pubblicazione, mentre persisteva il premio geopolitico sul petrolio.

Strategie per mercati valutari volatili

Consigliamo ai trader di derivati di posizionarsi per una volatilità in aumento sui mercati valutari acquistando straddle a breve scadenza su USD/JPY. La storia mostra che quando Tokyo interviene, come nel massiccio intervento da 5.530 miliardi di yen del luglio 2024, la volatilità tende a concentrarsi e a innescare brusche riduzioni, su più giorni, delle operazioni di carry trade. Con USD/JPY che rompe al ribasso la soglia di 160, ci aspettiamo che le oscillazioni violente proseguano, mentre algoritmi di trading automatizzato e margin call forzano ulteriori liquidazioni.

Raccomandiamo l’utilizzo di opzioni put sull’Indice del dollaro USA (DXY) per sfruttare le crepe sempre più evidenti nella dinamica della crescita statunitense. Il calo della crescita del PIL del 2° trimestre all’1,5% e un’inflazione core PCE annua “fredda” al 3,3% suggeriscono che la postura restrittiva della Federal Reserve stia finalmente raffreddando l’economia domestica. Questo cambiamento macro rende il DXY vulnerabile a una correzione più profonda verso area 98, soprattutto mentre arretrano le attese di rialzo dei tassi per settembre.

Opportunità su tassi e materie prime

Sul fronte dei tassi, dovremmo puntare sui Fed Funds futures a breve scadenza per catturare lo spostamento delle probabilità sulla prossima mossa della banca centrale. Sebbene tre esponenti “falchi” abbiano votato per un rialzo, il CME FedWatch Tool mostra che il mercato ha già ridotto la probabilità di un aumento a settembre al 55%. Sfruttare questa divergenza andando long sui futures sui tassi consente di beneficiare man mano che il mercato prezza sempre più una pausa prolungata, invece di un ulteriore rialzo.

Infine, dobbiamo coprire le nostre scommesse ribassiste sul dollaro mantenendo opzioni call long sul greggio. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a sostenere i prezzi globali del petrolio, che storicamente agiscono da cuscinetto contro il calo dell’inflazione. Questo rischio inflazionistico legato all’energia implica che la Fed probabilmente manterrà i tassi nell’attuale range 3,50%-3,75% più a lungo di quanto il mercato si aspetti, creando un contesto potenzialmente molto favorevole per strategie di spread su opzioni.

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