L’oro è sceso ulteriormente dopo un rifiuto intraday a 4.100 dollari, arretrando dal massimo di una settimana toccato nella seduta precedente, mentre il dollaro USA ha recuperato terreno dopo il calo post-FOMC di mercoledì. Con le tensioni tra Stati Uniti e Iran che alimentano timori inflazionistici attraverso il petrolio, i mercati hanno mantenuto in gioco le attese di almeno un rialzo dei tassi della Fed entro fine anno, riducendo la domanda di lingotti privi di rendimento. La Fed ha lasciato i tassi invariati al termine di una riunione di due giorni, anche se tre membri hanno dissentito a favore di un aumento di 25 punti base; l’attenzione si sposta ora sulla pubblicazione del PIL del 2° trimestre (stima avanzata) e sull’indice dei prezzi PCE per indizi sul percorso di politica monetaria.
I mercati energetici sono stati guidati dal conflitto USA-Iran, incluse le tensioni nello Stretto di Hormuz e a Bab el-Mandeb, dopo che ai raid statunitensi hanno fatto seguito, martedì, attacchi missilistici iraniani a sorpresa contro forze americane in Medio Oriente. Alcune notizie hanno inoltre indicato attacchi congiunti USA-Arabia Saudita contro milizie allineate all’Iran in Iraq e che gli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran starebbero valutando l’applicazione di tariffe alle navi nel sud del Mar Rosso. Sul piano tecnico, l’oro si muove in un range da circa un mese dopo la rottura al ribasso della SMA a 200 giorni, con MACD tornato positivo ma RSI intorno a 48; le resistenze si collocano vicino a 4.200 dollari e sulla SMA a 200 giorni a 4.490,80, mentre i supporti sono in area 3.976–4.000 per XAU/USD.
Strategie di trading su derivati tra forze geopolitiche e macroeconomiche
Stiamo consigliando ai trader di derivati di prepararsi a una prosecuzione della pressione ribassista sull’oro nelle prossime settimane, poiché le forze macroeconomiche ne limitano il potenziale di rialzo. Con il Brent attualmente vicino a 88 dollari al barile per l’escalation delle tensioni USA-Iran, l’inflazione trainata dall’energia resta una minaccia persistente. Questa frizione geopolitica sostiene la forza del dollaro USA e rende meno appetibili gli asset privi di rendimento come l’oro.
Dopo la recente decisione della Federal Reserve di lasciare i tassi invariati, il mercato continua a prezzare una probabilità del 62% di un ulteriore rialzo dei tassi prima della fine dell’anno. Questa impostazione “hawkish” è supportata dal fatto che tre esponenti della Fed hanno dissentito, spingendo attivamente per un aumento immediato di 25 punti base. Riteniamo che i trader debbano concentrarsi sui prossimi dati dell’indice dei prezzi PCE per valutare quanto aggressivamente si muoverà la Fed.
Impostazione tecnica e raccomandazioni operative specifiche
Dal punto di vista tecnico, l’oro resta in una fase di consolidamento ribassista dopo non essere riuscito a sostenere la rottura sopra quota 4.100 dollari. Il metallo viene scambiato ben al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 200 giorni a 4.490,80 dollari, che rappresenta una barriera rilevante per qualsiasi recupero di lungo periodo. Nel frattempo, l’Indice di Forza Relativa (RSI) è debole a 48, indicando che eventuali rimbalzi di breve periodo probabilmente incontreranno una forte pressione in vendita in prossimità di 4.200 dollari.
Per sfruttare questo quadro, raccomandiamo ai trader di derivati di aprire posizioni corte o acquistare opzioni put quando l’oro rimbalza verso la zona di resistenza 4.100–4.150 dollari. La vendita di opzioni call out-of-the-money o l’utilizzo di bear call spread può inoltre generare un flusso di reddito più stabile in questo contesto laterale e orientato al ribasso. Suggeriamo di fissare stop-loss stretti appena sopra 4.200 dollari, puntando a un movimento discendente verso il supporto chiave a 3.976.
Dato l’elevato rischio di shock dell’offerta nello Stretto di Hormuz, dove storicamente i flussi giornalieri di petrolio superano i 20 milioni di barili, la volatilità implicita sul mercato delle opzioni è attesa in aumento. I trader possono coprire i portafogli acquistando opzioni call “long” su future del greggio in parallelo alle posizioni corte sull’oro. Questa strategia combinata consente di beneficiare di eventuali escalation geopolitiche, proteggendo al contempo il capitale da improvvise inversioni di mercato.
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