Il dollaro Usa è scivolato nella sessione statunitense di mercoledì dopo che la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati, con il FOMC che ha mantenuto il range obiettivo dei federal funds al 3,50%-3,75% con un voto di 9-3. La presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack, il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari e la presidente della Fed di Dallas Lorie Logan avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base. La Fed ha affermato che l’attività economica si sta espandendo a un ritmo sostenuto, mentre l’inflazione resta elevata anche a causa di shock di offerta legati all’energia. Il DXY è sceso di circa lo 0,5% a ridosso di 100,90, mentre i rendimenti sono calati; in giornata il dollaro ha segnato -0,67% contro l’euro e -0,48% contro la sterlina, ma è salito dello 0,32% contro il dollaro australiano.
L’EUR/USD è avanzato di circa lo 0,7% fino a quota 1,1470, e il GBP/USD è salito di circa lo 0,5% a ridosso di 1,3360, mentre i mercati guardavano alla decisione della Bank of England attesa lasciare il Bank Rate al 3,75%. L’USD/JPY è sceso di circa lo 0,2% a circa 163,50, mentre l’AUD/USD ha ceduto intorno allo 0,4% a quota 0,6945; in Australia i permessi di costruzione di maggio sono diminuiti dell’1,1%. Il WTI è balzato di oltre il 7% a circa 85 dollari al barile e l’oro ha guadagnato circa lo 0,7% a circa 4.056 dollari per oncia troy. Tra i dati Usa in agenda: il PIL del 2° trimestre, visto al 2,1%, il PCE core a 0,2% m/m e 3,3% a/a, le richieste di sussidi di disoccupazione a 200 mila contro 187 mila, oltre a redditi e spese personali entrambi attesi a 0,3%.
La spaccatura della Fed alimenta la volatilità su valute e materie prime
Con la Federal Reserve che mantiene i tassi al 3,50%-3,75%, osserviamo un indebolimento del Dollar Index, sceso recentemente dello 0,5% a 100,90. Storicamente, quando la Fed mostra divisioni interne—come nell’odierno voto 9-3—la volatilità di mercato tende ad aumentare, poiché i trader mettono in discussione il percorso in vista della prossima riunione di politica monetaria. Raccomandiamo ai trader in derivati di acquistare put di breve termine sul dollaro Usa (USD) oppure call lunghe sull’euro (EUR/USD) in vista dei prossimi dati su PIL dell’Eurozona e inflazione PCE negli Stati Uniti.
Con l’oro che tocca un massimo senza precedenti vicino a 4.056 dollari l’oncia, la domanda di beni rifugio domina chiaramente il mercato. Rendimenti dei Treasury Usa più bassi, scesi dopo la decisione della Fed, storicamente riducono il costo opportunità di detenere metalli preziosi privi di rendimento. Suggeriamo di utilizzare posizioni lunghe su future sull’oro o strategie con opzioni call per cogliere ulteriore momentum rialzista alimentato dai rischi geopolitici e da un biglietto verde in calo.
Strategie su energia e valute in un contesto di tensioni geopolitiche
Il balzo del 7% del West Texas Intermediate (WTI) a 85 dollari al barile evidenzia quanto rapidamente le tensioni geopolitiche in Medio Oriente possano interrompere le forniture energetiche globali. Recenti notizie di attacchi militari in Iraq e Giordania riecheggiano crisi energetiche passate, come il picco del petrolio del 2022 quando i prezzi superarono i 120 dollari, ricordando il potenziale di improvvisi strappi al rialzo. Per proteggere i portafogli da un’ulteriore escalation, dovremmo accumulare opzioni call out-of-the-money sul greggio WTI.
Lo yen giapponese resta vicino ai minimi di più decenni contro il dollaro a 163,50, offrendo un classico “volatility play” mentre i trader guardano ai prossimi dati sull’inflazione di Tokyo. Nel frattempo, prospettive d’inflazione più morbide in Australia riducono nettamente la probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della banca centrale, esercitando una forte pressione sul dollaro australiano. Consigliamo di sfruttare questa divergenza entrando short su AUD contro euro oppure impostando straddle sulla volatilità dello JPY per catturare movimenti improvvisi di mercato.
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