Attacchi di Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq e rivendicazioni di missili dei Pasdaran sostengono il WTI, mentre tornano i rischi su Hormuz

by VT Markets
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Jul 29, 2026

US Central Command ha dichiarato di aver condotto attacchi di precisione in Iraq contro gruppi sostenuti dall’Iran che accusa di pianificare attacchi contro le forze statunitensi e le infrastrutture petrolifere saudite. I militari USA hanno inoltre riferito che forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno lanciato molteplici missili balistici dall’Iran alle 17:45 ET, aggiungendo che tutti i missili sono stati intercettati e che le forze statunitensi restano in stato di massima allerta. Il ministero della Difesa saudita ha confermato i raid contro obiettivi di gruppi filo-iraniani in Iraq, mentre le Forze di Mobilitazione Popolare irachene (PMF) hanno affermato che truppe USA e saudite hanno colpito i quartier generali delle PMF in tutto il Paese.

La televisione di Stato iraniana ha citato una fonte militare che ha negato il coinvolgimento dell’Iran nei proiettili lanciati da altri Paesi contro obiettivi in Arabia Saudita. Separatamente, l’IRGC ha dichiarato che tre petroliere sono state “colpite e fermate” dopo aver ignorato gli avvertimenti nello Stretto di Hormuz. Sui mercati, il WTI è rimbalzato dai minimi di due settimane in area 77 dollari ed era in rialzo del 4% a 81,60 dollari, mentre le ultime ostilità hanno alimentato i timori di un’ulteriore escalation.

Volatilità del mercato energetico e strategie sui derivati

Consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a un aumento della volatilità nei mercati energetici nelle prossime settimane, mentre i rischi geopolitici in Medio Oriente raggiungono livelli critici. L’improvviso balzo del 4% del WTI a 81,60 dollari riflette un premio per il rischio immediatamente incorporato dal mercato. Raccomandiamo l’acquisto di opzioni call a breve scadenza su WTI e Brent per capitalizzare su improvvisi picchi di prezzo.

Rischi geopolitici e posizionamento tattico

La minaccia allo Stretto di Hormuz è particolarmente allarmante, poiché questo snodo strategico gestisce circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, ovvero circa il 20% dei consumi globali di liquidi petroliferi. I dati storici mostrano che anche interruzioni minori in questo corridoio possono far impennare i prezzi del petrolio, come nel caso degli attacchi ad Abqaiq del 2019 che provocarono un balzo record del 20% in un solo giorno del Brent. Suggeriamo di utilizzare bull call spread sui futures del petrolio per limitare il rischio di ribasso, mantenendo al contempo un posizionamento per un potenziale movimento verso l’area dei 90 dollari.

Con l’indice Cboe Crude Oil Volatility Index atteso in aumento, la vendita di opzioni put out-of-the-money potrebbe inoltre offrire premi interessanti per i trader con elevata tolleranza al rischio. In alternativa, riteniamo che l’implementazione di una strategia long straddle su ETF ad alta esposizione energetica consenta di beneficiare di forti oscillazioni indipendentemente dalla direzione immediata del conflitto. Anche coprire portafogli azionari più ampi con put su indici a carattere difensivo rappresenta una mossa prudente, mentre i mercati si preparano a una possibile inflazione trainata dall’energia.

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