Lo yen ha recuperato parte del terreno contro il dollaro statunitense lunedì, con una pausa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran che ha favorito un movimento di sollievo, riportando USD/JPY lontano dai nuovi massimi a 40 anni appena sotto 164,00. La coppia si è mantenuta in area 163,50, con il trend rialzista di fondo ancora intatto. Il rimbalzo è stato attribuito più a ricoperture di posizioni lunghe in dollari che a una rinnovata forza dello yen, mentre i mercati restavano cauti in vista delle decisioni di politica monetaria sia della Federal Reserve sia della Bank of Japan più avanti in settimana. Il calo dei prezzi dell’energia è stato indicato come un fattore che allenta la pressione sui policymaker giapponesi e smorza lo slancio di USD/JPY, anche se qualsiasi stabilizzazione è stata descritta come potenzialmente temporanea in assenza di indicazioni più “hawkish” dalla BoJ e con il rischio di una sorpresa restrittiva da parte della Fed.
USD/JPY scambiava a 163,67, sostenuto da una trendline ascendente dai minimi di inizio luglio, anche se gli indicatori di momentum si sono ammorbiditi. Sul grafico a 4 ore, l’RSI (14) scivolava verso la neutralità in area 59, mentre la linea MACD è scesa sotto la propria Signal line. Il supporto è stato collocato a 162,70-162,90, in corrispondenza della confluenza con la trendline e con i massimi del 6 e 8 luglio; una rottura al ribasso sposterebbe l’attenzione su 162,15, in linea con i minimi del 17 e 20 luglio. La resistenza è stata individuata in area 165, mentre è stato richiamato un livello di ritracciamento Fibonacci al 127,2% a 163,50.
Volatilità sul mercato dei derivati in vista delle decisioni Fed e BoJ
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata sulla coppia USD/JPY in avvicinamento alle decisioni chiave sui tassi di interesse di Federal Reserve e Bank of Japan previste questa settimana. Sebbene la coppia si sia leggermente allentata a circa 163,67 dai recenti massimi a 40 anni vicino a 164,00, questo arretramento è in larga misura guidato da ricoperture temporanee piuttosto che da un cambiamento strutturale. Storicamente, quando USD/JPY si avvicina a questi estremi pluridecennali, la volatilità implicita tende a impennarsi, rendendo particolarmente interessanti le strategie in opzioni di breve termine.
Strategie su opzioni e gestione del rischio
Alla luce di questo rischio “a doppia banca centrale”, raccomandiamo l’utilizzo di strategie long straddle o strangle tramite contratti di opzioni, per intercettare movimenti bruschi in entrambe le direzioni senza imporre un bias direzionale. La strategia è supportata dai dati storici delle settimane in cui si sono sovrapposte decisioni Fed-BoJ, durante le quali la volatilità implicita settimanale di USD/JPY è aumentata in media del 15%-20% rispetto ai periodi di negoziazione più tranquilli. Se la Fed dovesse sorprendere il mercato con indicazioni più restrittive, o se la BoJ non riuscisse a fornire misure “hawkish”, potremmo assistere facilmente a un breakout rapido oltre la resistenza immediata di 165,00.
Sul fronte opposto, occorre monitorare da vicino l’area di supporto chiave tra 162,70 e 162,90 per eventuali segnali di una correzione ribassista più profonda. Una rottura sostenuta sotto 162,70 segnalerebbe che i venditori hanno preso il controllo, rendendo praticabili posizioni short via futures o l’acquisto di put out-of-the-money con obiettivo verso l’area 162,15. Per ora, consigliamo di mantenere una leva prudente e di privilegiare contratti a breve scadenza per muoversi in questo contesto macro ad alta posta nelle prossime settimane.
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