Il rapporto oro/argento, che misura quante once d’argento servono per acquistare un’oncia d’oro, è da tempo utilizzato per valutare il valore relativo tra i due metalli. Le sue origini risalgono a circa il 3.000 a.C., quando le autorità talvolta fissavano i tassi di cambio, fino al XIX secolo, quando la demonetizzazione dell’argento lasciò i prezzi liberi di fluttuare. Le prime fissazioni ufficiali variavano da 2,5-1 sotto il re Menes a 8-1 nella Roma del 210 a.C., prima di salire fino a 12-1; parametri successivi inclusero 11,5-1 sotto Giulio Cesare e 11,75-1 sotto Augusto. Dopo il Coinage Act del 1873, il rapporto divenne guidato dal mercato e, durante la Seconda guerra mondiale, si attestò in media intorno a 40-1; nell’era moderna si è tipicamente collocato tra 40-1 e 60-1.
Uno studio del Silver Institute sostiene che la relazione si sia rafforzata con la crescente finanziarizzazione dei mercati e descrive il rapporto come soggetto a “mean reversion” (ritorno verso la media) più che come un random walk. Utilizzando un Johansen Cointegration Test che copre il periodo da gennaio 1970 a maggio 2026, lo studio stima un equilibrio di lungo periodo pari a 59,65, inquadrando gli scostamenti come sopravvalutazione o sottovalutazione. Tra gli estremi recenti figurano un movimento oltre 80-1 durante l’era della Grande Recessione prima di scendere a 30-1 nel 2011, il record di 123-1 nel 2020 prima di tornare intorno a 60-1, e un intervallo tra 80-1 e 100-1 in vista di un rally dell’ottobre 2025, con un picco oltre 100-1 a marzo 2025, seguito da un calo a 43-1 dopo un balzo dell’argento a gennaio.
Dinamiche attuali del rapporto e view operative
Con l’allargamento del rapporto oro/argento a circa 70-1 all’inizio di questa settimana, riteniamo che i trader sui derivati abbiano un’opportunità di primo livello per posizionarsi su un ritorno rapido verso la media. Poiché la media storica di lungo periodo è più vicina a 60-1, questo divario attuale suggerisce con forza che l’argento sia fortemente sottovalutato rispetto all’oro. Nelle prossime settimane, raccomandiamo ai trader di puntare a catturare questo spread impostando posizioni long su derivati sull’argento.
La nostra impostazione rialzista è supportata da una marcata tensione sul mercato fisico: il Silver Institute segnala infatti un persistente deficit globale di argento, arrivato a centinaia di milioni di once per effetto dell’impennata della domanda industriale. Le installazioni fotovoltaiche e l’elettronica avanzata continuano ad assorbire volumi ingenti di metallo, creando una carenza strutturale di offerta che la produzione mineraria non riesce a colmare. Ci aspettiamo che queste dinamiche del fisico agiscano come una molla compressa, pronta a spingere rapidamente al rialzo i prezzi dell’argento e a riportare il rapporto verso il basso.
Strategie su derivati e precedenti storici
Per sfruttare questo contesto, suggeriamo l’acquisto di opzioni call out-of-the-money sull’argento oppure l’impostazione di bull call spread per limitare il rischio massimizzando al contempo il potenziale rialzo. I trader possono anche eseguire un’operazione di relativo valore andando long sui future dell’argento e, simultaneamente, short sui future dell’oro. Storicamente, quando questo rapporto si contrae, quasi sempre è perché l’argento sovraperforma l’oro, più che per un calo dei prezzi dell’oro.
Guardando ai cicli passati, come la ripresa post-2008 e i movimenti legati alla pandemia nel 2020, i rapporti a livelli estremi sono sempre rientrati con forza verso la media. Lo abbiamo visto di recente quando il rapporto è sceso da oltre 100-1 fino a 43-1, innescando forti guadagni per gli acquirenti di opzioni che si erano mossi in anticipo. Agire ora, prima della prossima ondata di momentum, consente di bloccare premi più contenuti sui contratti derivati prima che la volatilità aumenti.
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