EUR/USD ha recuperato parte del precedente calo ma è rimasto sotto 1,1400, mentre i dati dell’Eurozona e le indicazioni delle banche centrali hanno offerto supporto. Il PMI composito di luglio è salito a un massimo di cinque mesi a 51,9 rispetto al consenso di 50,2 e al precedente 50,0, riflettendo un miglioramento dell’attività nei servizi insieme a una crescita più rapida della produzione manifatturiera. Tuttavia, i rinnovati rialzi dei prezzi del petrolio sono stati indicati come un fattore che mantiene i rischi orientati verso una crescita più debole dell’Eurozona e un’inflazione più elevata, elementi che possono limitare eventuali rally di sollievo.
La BCE ha mantenuto invariata la politica monetaria al 2,25% in una decisione descritta come “hawkish”, con voto unanime anche se alcuni governatori hanno valutato se fosse opportuno prendere in considerazione un rialzo. I mercati hanno prezzato un aumento di 25 pb alla riunione del 10 settembre con una probabilità del 90% e la curva degli swap implica quasi 75 pb di restrizione monetaria nei prossimi 12 mesi fino al 3,00%. Ciò collocherebbe il tasso di policy al limite superiore dell’intervallo di neutralità stimato dalla BCE (1,75%–3,00%), un percorso interpretato più come un freno al ribasso dell’euro che come un driver di guadagni sostenuti.
Strategie di trading in range per EUR/USD
Suggeriamo ai trader su derivati di prepararsi a un mercato EUR/USD stretto e “range-bound” nelle prossime settimane, piuttosto che posizionarsi per un breakout significativo. Sebbene il balzo a sorpresa del PMI composito dell’Eurozona a 51,9 segnali resilienza economica, la valuta fatica ancora a superare e mantenersi sopra la resistenza di 1,1400. Alla luce di queste forze contrapposte, raccomandiamo l’utilizzo di strategie opzionali da range, come gli iron condor, per incassare premio.
Il downside dell’euro appare ben protetto perché la Banca Centrale Europea mantiene un’impostazione restrittiva, lasciando il tasso chiave al 2,25% con un rialzo di settembre ormai quasi interamente prezzato. Questo sostegno monetario, insieme al rialzo dei rendimenti obbligazionari regionali, implica che le put di breve scadenza sull’euro potrebbero perdere valore rapidamente. Riteniamo che la vendita di put EUR/USD out-of-the-money sia un modo praticabile per generare reddito finché regge il supporto chiave a 1,1200.
Rischi per guadagni duraturi dell’euro e posizionamento sulla curva dei rendimenti
Dall’altro lato, non ci aspettiamo un rally sostenuto dell’euro perché i prezzi del Brent, in area 82 dollari al barile, rischiano di innescare stagflazione deprimendo la crescita. Storicamente, quando l’Eurozona subisce shock inflazionistici legati all’energia, i rialzi di EUR/USD tendono a esaurirsi rapidamente in prossimità dei livelli di resistenza chiave. Per questo motivo, privilegiamo l’acquisto di put di breve termine su EUR/USD durante eventuali rialzi temporanei in prossimità di 1,1400.
Nei mercati degli interest rate swap, dovremmo monitorare attentamente il pricing del tasso terminale della BCE, che attualmente incorpora 75 punti base di tightening nel prossimo anno fino al 3,00%. Se la crescita dell’Eurozona rallenta a causa dei costi energetici elevati, il mercato probabilmente scontarà l’uscita di parte di questi rialzi, trascinando l’euro al ribasso. Raccomandiamo un posizionamento per una curva dei rendimenti dell’Eurozona più piatta, con il tratto a breve ancorato dall’orientamento hawkish della BCE mentre il tratto a lungo riflette una crescita di lungo periodo più debole.
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