L’oro è sceso giovedì, interrompendo un rialzo di quattro giorni mentre il dollaro USA rimbalzava, mentre il petrolio ha esteso i guadagni dopo il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente. XAU/USD scambiava in area 4.050 dollari, dopo aver toccato mercoledì un massimo di due settimane a 4.165 dollari. Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro l’Iran per la dodicesima notte consecutiva e Teheran ha risposto prendendo di mira basi militari USA in Giordania e Bahrein. Il rischio di interruzioni attorno allo Stretto di Hormuz si è inoltre esteso allo Stretto di Bab el-Mandeb dopo che gli Houthi yemeniti hanno attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso.
Il West Texas Intermediate (WTI) è salito ai massimi dall’11 giugno e scambiava vicino a 90 dollari al barile, in rialzo di circa il 29% questo mese, rafforzando i timori d’inflazione e le aspettative di una politica della Federal Reserve più restrittiva. Il CME FedWatch mostrava i mercati attribuire una probabilità del 78% a un rialzo dei tassi a settembre, dal 52% di una settimana prima, mentre il rendimento del Treasury USA decennale scambiava intorno al 4,64%, ai massimi dal 20 maggio. Sul fronte grafico, l’oro ha trovato difficoltà in area della SMA a 21 giorni a 4.068 dollari e restava sotto la SMA a 50 giorni a 4.241 dollari e la SMA a 100 giorni vicino a 4.490; l’RSI era intorno a 45 e il MACD è tornato positivo. La resistenza è vista a 4.200 dollari, poi a 4.241, con 4.400 e 4.490 oltre, mentre il supporto si colloca a 4.000 dollari e TD Securities ha indicato 3.900 dollari/oncia. Nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto 1.136 tonnellate d’oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari.
Divergenza tra oro e mercati energetici nel contesto di tensioni geopolitiche
Stiamo osservando una marcata divergenza tra oro e mercati energetici mentre i conflitti geopolitici si intensificano. Mentre il greggio è balzato di quasi il 29% questo mese fino a scambiare vicino a 90 dollari al barile, l’oro è scivolato a 4.050 dollari dopo non essere riuscito a mantenere il recente massimo a 4.165. Questa divergenza è alimentata dall’aumento dei timori d’inflazione, che hanno spinto al 78% l’aspettativa del mercato per un rialzo dei tassi a settembre.
Considerato che l’oro scambia sotto la media mobile a 21 giorni a 4.068 dollari, raccomandiamo ai trader su derivati di concentrarsi su strategie opzionali difensive e generatrici di rendimento. La vendita di bear call spread out-of-the-money sopra il livello di resistenza di 4.200 dollari consente di incassare premio finché l’oro resta tecnicamente “ingabbiato”. Storicamente, quando il rendimento del Treasury decennale sale al 4,64%, l’oro fatica a mantenere slancio rialzista poiché gli investitori privilegiano gli asset a rendimento.
Strategie di trading e rischi di mercato
Se l’oro dovesse rompere al ribasso il supporto psicologico critico di 4.000 dollari, ci attendiamo un rapido scivolamento verso il successivo livello chiave a 3.900. Per operare su questo potenziale breakdown, si può valutare l’acquisto di opzioni put o di debit put spread per catturare la fase ribassista. I dati storici mostrano che, quando l’oro rompe livelli “tondi” sotto la pressione di rendimenti elevati, i movimenti al ribasso tendono ad accelerare del 3%-5% nell’arco di due settimane.
Nel frattempo, le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb implicano che la volatilità del petrolio resterà estremamente alta. Suggeriamo l’uso di bull call spread sul WTI per partecipare allo slancio rialzista limitando rigorosamente l’esposizione al rischio. Durante precedenti shock energetici geopolitici, la volatilità implicita delle opzioni sul petrolio è balzata oltre il 40%, rendendo costoso l’acquisto “secco” di opzioni; per questo le strategie in spread risultano nettamente preferibili.
Il rafforzamento del dollaro USA e rendimenti elevati impongono cautela rispetto a eventuali improvvise inversioni rialziste dell’oro. Proponiamo di monitorare il Dollar Index (DXY), poiché un movimento sostenuto oltre i massimi recenti continuerà a comprimere i prezzi delle materie prime. Nelle prossime settimane sarà cruciale gestire con disciplina le dimensioni delle posizioni mentre il mercato sconta la prossima decisione della Fed sui tassi.
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