Il dollaro/yen è salito oltre 163 per la prima volta dal luglio 1986, mentre i funzionari giapponesi hanno ribadito la loro disponibilità a intervenire sui mercati valutari, se necessario. Il tasso overnight del Giappone è all’1%, aumentato da zero a giugno e definito un massimo a 31 anni; un sondaggio Reuters di giugno indicava un ulteriore rialzo all’1,25% entro fine anno. Anche così, il divario rispetto ai rendimenti degli altri Paesi del G7 resta ampio, rendendo il cambio sensibile ai livelli dei rendimenti USA e a qualsiasi impulso inflazionistico legato all’aumento dei costi energetici.
I rischi macro sono plasmati dal petrolio e da un nuovo ciclo di dazi statunitensi. Un dazio sui beni brasiliani entra in vigore questa settimana, mentre la Casa Bianca ha segnalato ulteriori misure, tra cui un dazio del 100% su tutte le importazioni di farmaci generici a partire da due anni dopo il 1° agosto, che salirebbe al 200% l’anno successivo. I rendimenti sono leggermente aumentati, con il Treasury USA trentennale al 5,131%, il livello più alto in un anno, mentre i mercati valutano le conseguenze inflazionistiche della politica e la tempistica di un eventuale riposizionamento dopo valutazioni tirate.
Intervento valutario e sfide di politica monetaria
Stiamo osservando il dollaro/yen scambiare sopra 163 per la prima volta dal luglio 1986, innescando avvertimenti urgenti di intervento sul mercato da parte dei funzionari giapponesi. Sebbene alcuni si aspettino un’azione immediata, riteniamo che un intervento unilaterale sia uno spreco di capitale e non impedirà alla coppia di raggiungere 165. I dati storici mostrano che il record di interventi del Giappone per 62 miliardi di dollari nel 2024 ha offerto solo un sollievo temporaneo perché non ha affrontato il differenziale dei tassi sottostante.
Anche se la Bank of Japan ha portato il tasso overnight al massimo a 31 anni dell’1%, resta comunque nettamente indietro rispetto alle altre principali banche centrali. Un possibile rialzo dei tassi all’1,25% più avanti quest’anno farà ben poco per ridurre l’enorme differenziale di rendimento con gli Stati Uniti. Pertanto, consigliamo ai trader di derivati di non farsi trascinare dalle minacce verbali del governo giapponese, poiché i driver fondamentali continuano a favorire in modo marcato il dollaro.
Rendimenti in rialzo, dazi e rischi di mercato
Nel frattempo, i rendimenti USA stanno salendo gradualmente a causa di politiche tariffarie a carattere inflazionistico, con il rendimento del Treasury trentennale che ha toccato il massimo di 5,131%. I nuovi dazi sui beni brasiliani e le prossime tariffe sui farmaci generici stanno già spingendo al rialzo le aspettative d’inflazione. I trader dovrebbero aspettarsi che i rendimenti USA restino elevati, continuando a esercitare pressione rialzista sul dollaro.
Tuttavia, ci stiamo rapidamente avvicinando a un punto di svolta critico, in cui posizionamenti tirati potrebbero innescare un’inversione di mercato violenta e disordinata. Raccomandiamo ai trader di derivati di stringere i limiti di stop-loss e utilizzare opzioni per coprirsi da oscillazioni improvvise, piuttosto che inseguire il rally su questi livelli estremi. Prezzi tirati sono un classico segnale d’allarme di una correzione imminente e, in questa fase, essere eccessivamente a leva è altamente rischioso.
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