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Il dollaro sale: tensioni USA-Iran spingono il petrolio, riaccendono i timori d’inflazione e alimentano le speculazioni su un intervento sullo yen

by VT Markets
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Jul 22, 2026

Il dollaro USA si è rafforzato martedì, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno sostenuto i prezzi dell’energia e riacceso i timori che l’inflazione possa restare elevata, nonostante l’attenuazione dei recenti segnali su inflazione e occupazione negli USA. Il Dollar Index è salito verso 101,20 per la quarta seduta consecutiva, mentre la media a quattro settimane dell’ADP Employment Change è scesa a 16,5 mila da 19,25 mila, segnalando un indebolimento dello slancio delle assunzioni. Sul Forex, l’EUR/USD è sceso leggermente in area 1,1400, con l’euro privo di catalizzatori programmati nell’Eurozona, e il GBP/USD è calato verso 1,3380, in ribasso di circa lo 0,4%, con l’attenzione anche sul quadro fiscale del Regno Unito e sull’imminente transizione della leadership laburista. L’USD/JPY è salito oltre 163,20 dopo aver superato 163,00 per la prima volta da dicembre 1986, alimentando le voci di intervento mentre rendimenti USA, petrolio e debolezza dello yen si sommavano.

Il WTI è salito di oltre il 2% a 84,50 dollari al barile, mentre crescevano le preoccupazioni per rischi su offerta e spedizioni: due petroliere con greggio saudita avrebbero invertito la rotta dopo minacce del gruppo Ansar Allah, allineato all’Iran, nello Yemen. L’oro è aumentato di quasi il 2% a circa 4.085 dollari l’oncia troy, sostenuto dalla domanda di beni rifugio nonostante un dollaro più forte. Tra i dati sotto i riflettori figurano il CPI del Regno Unito, atteso a +0,1% m/m a giugno contro +0,2% precedente, con inflazione annua vista al 2,7% dal 2,8% e core CPI al 2,5% dal 2,6%, oltre al Westpac Leading Index australiano, la spesa con carte di credito in Nuova Zelanda, gli IDE (FDI) della Cina e le domande di mutuo MBA negli USA.

Strategia sui derivati in un contesto di tensioni geopolitiche elevate

Stiamo osservando un importante cambiamento nei mercati globali, con le tensioni geopolitiche che spingono il Dollar Index verso 101,20 e trainano al rialzo i prezzi dell’energia. I trader di derivati dovrebbero prepararsi a una volatilità elevata nelle prossime settimane, soprattutto in un contesto in cui dati occupazionali USA più deboli si scontrano con la domanda di beni rifugio. Raccomandiamo di concentrarsi su strategie in opzioni che beneficiano di ampie oscillazioni dei prezzi, piuttosto che su semplici scommesse direzionali.

Lo yen giapponese è crollato oltre 163,20 contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal dicembre 1986, quando la bolla economica giapponese era in espansione. Poiché il rischio di un improvviso intervento sul mercato da parte delle autorità giapponesi è ora estremamente elevato, suggeriamo di acquistare opzioni put USD/JPY out-of-the-money. Storicamente, interventi governativi improvvisi, come quelli del 2022 e del 2024 quando il Giappone ha speso decine di miliardi di dollari per sostenere lo yen, possono innescare cali rapidi di 300-500 pip nel giro di poche ore.

Con il WTI in rialzo di oltre il 2% a 84,50 dollari al barile per via delle minacce alle spedizioni in Medio Oriente, i derivati energetici offrono opportunità di posizionamento. Privilegiamo l’uso di bull call spread sui futures del greggio per limitare il rischio pur catturando il potenziale rialzo legato a possibili shock dell’offerta. Se le tensioni dovessero ulteriormente intensificarsi, il petrolio potrebbe testare i massimi storici visti durante la crisi energetica del 2022, quando i prezzi superarono i 130 dollari al barile.

L’oro è balzato a un livello senza precedenti di 4.085 dollari l’oncia, sostenuto dai flussi di bene rifugio e da una retorica aggressiva di Washington sulle strutture nucleari iraniane. Per muoversi in questo ambiente altamente volatile, potremmo considerare l’implementazione di long straddle su opzioni sull’oro. Ciò consente di trarre beneficio da ampie oscillazioni in entrambe le direzioni, mentre il mercato reagisce a notizie geopolitiche in rapida evoluzione.

La sterlina è sotto forte pressione ribassista in area 1,3380 in vista della pubblicazione dell’inflazione nel Regno Unito, attesa in rallentamento al 2,7%. Possiamo sfruttare questa incertezza puntando sulla volatilità implicita di breve periodo su GBP/USD, che storicamente tende a impennarsi poco prima delle principali pubblicazioni del CPI. Se i dati sull’inflazione dovessero risultare inferiori alle attese, ci aspettiamo che la Bank of England tagli i tassi prima, rendendo particolarmente interessanti le opzioni put sulla sterlina.

Rischio di intervento sul mercato e opportunità legate agli eventi macro

Lo yen giapponese è crollato oltre 163,20 contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal dicembre 1986, quando la bolla economica giapponese era in espansione. Poiché il rischio di un improvviso intervento sul mercato da parte delle autorità giapponesi è ora estremamente elevato, suggeriamo di acquistare opzioni put USD/JPY out-of-the-money. Storicamente, interventi governativi improvvisi, come quelli del 2022 e del 2024 quando il Giappone ha speso decine di miliardi di dollari per sostenere lo yen, possono innescare cali rapidi di 300-500 pip nel giro di poche ore.

Con il WTI in rialzo di oltre il 2% a 84,50 dollari al barile per via delle minacce alle spedizioni in Medio Oriente, i derivati energetici offrono opportunità di posizionamento. Privilegiamo l’uso di bull call spread sui futures del greggio per limitare il rischio pur catturando il potenziale rialzo legato a possibili shock dell’offerta. Se le tensioni dovessero ulteriormente intensificarsi, il petrolio potrebbe testare i massimi storici visti durante la crisi energetica del 2022, quando i prezzi superarono i 130 dollari al barile.

L’oro è balzato a un livello senza precedenti di 4.085 dollari l’oncia, sostenuto dai flussi di bene rifugio e da una retorica aggressiva di Washington sulle strutture nucleari iraniane. Per muoversi in questo ambiente altamente volatile, potremmo considerare l’implementazione di long straddle su opzioni sull’oro. Ciò consente di trarre beneficio da ampie oscillazioni in entrambe le direzioni, mentre il mercato reagisce a notizie geopolitiche in rapida evoluzione.

La sterlina è sotto forte pressione ribassista in area 1,3380 in vista della pubblicazione dell’inflazione nel Regno Unito, attesa in rallentamento al 2,7%. Possiamo sfruttare questa incertezza puntando sulla volatilità implicita di breve periodo su GBP/USD, che storicamente tende a impennarsi poco prima delle principali pubblicazioni del CPI. Se i dati sull’inflazione dovessero risultare inferiori alle attese, ci aspettiamo che la Bank of England tagli i tassi prima, rendendo particolarmente interessanti le opzioni put sulla sterlina.

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