L’Indice del Dollaro USA (DXY) è salito martedì, poiché le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno sostenuto la domanda per il Dollaro come bene rifugio, con l’indicatore scambiato intorno a 101,18, vicino ai massimi di una settimana. L’ultimo movimento segue ulteriori azioni militari, inclusa una decima notte consecutiva di attacchi statunitensi lunedì, insieme ad attacchi iraniani contro asset militari USA nella regione. L’attenzione del mercato è inoltre rivolta ai potenziali effetti di contagio sul petrolio e sulla più ampia determinazione dei prezzi del rischio, con uno scenario che riporta il DXY a 101,50.
I rischi inflazionistici legati al petrolio stanno alimentando le aspettative che la Federal Reserve manterrà una politica restrittiva mentre punta a un’inflazione al 2%. In un sondaggio Reuters, tutti i 104 economisti hanno previsto che la Fed manterrà il tasso di riferimento al 3,50%–3,75% nella riunione del 28–29 luglio, e 78 non vedono cambiamenti fino a fine anno; separatamente, 44 su 67 hanno giudicato elevato il rischio di un rialzo dei tassi, contro il mese scorso quando 47 su 86 avevano indicato il rischio come basso. Tra i movimenti nel G10, il Dollaro è salito dello 0,11% contro l’Euro e dello 0,41% contro la Sterlina, mentre è sceso dello 0,08% contro il Dollaro australiano; altrove è avanzato dello 0,39% contro lo Yen, dello 0,27% contro il Dollaro canadese, dello 0,16% contro il Dollaro neozelandese e dello 0,35% contro il Franco svizzero.
Posizionamento su Dollaro USA e volatilità del mercato energetico
Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi per un Dollaro USA più forte nelle prossime settimane, con l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Con il DXY attualmente in area 101,18, l’intensificarsi dei conflitti militari sta alimentando flussi “safe haven” verso il biglietto verde. Ci aspettiamo che l’indice metta facilmente alla prova il livello di 101,50 a breve, rendendo interessanti opzioni call long sul DXY.
Dobbiamo inoltre prepararci a un possibile shock energetico, che potrebbe riportare il Brent sopra la soglia dei 100 dollari al barile. Storicamente, il Brent è balzato fino a 126 dollari al barile all’inizio di quest’anno, in aprile, dimostrando quanto rapidamente i mercati dell’energia reagiscano alle minacce regionali all’offerta. I trader dovrebbero valutare l’acquisto di opzioni call out-of-the-money su futures WTI o Brent per coprirsi da improvvisi picchi di prezzo.
Gestione del rischio in un contesto di elevata volatilità di mercato e politica della Fed
È altamente probabile che l’elevata volatilità di mercato riduca drasticamente l’attrattiva delle strategie di carry trade sul FX, spingendo gli investitori a uscire dagli asset a più alto rendimento. Durante precedenti crisi geopolitiche, come gli spostamenti di mercato a fine 2022 quando la volatilità globale sul FX è aumentata, il Dollaro USA ha sovraperformato con costanza le valute più rischiose. Suggeriamo di acquistare opzioni con sottostante USD o di andare short su Sterlina britannica ed Euro per trarre vantaggio da questa fuga verso la qualità.
Infine, dobbiamo adeguare le posizioni nei derivati sui tassi in vista della riunione della Federal Reserve del 28–29 luglio. Le indagini di mercato mostrano che, sebbene sia attesa una pausa al 3,50%–3,75%, una netta maggioranza di economisti avverte ora che il rischio di un ulteriore rialzo dei tassi è in aumento a causa dell’inflazione trainata dal petrolio. L’acquisto di futures sui tassi in ottica ribassista o di opzioni su swap contribuirà a proteggere i portafogli da una Fed “più restrittiva più a lungo”.
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