USD/CHF ha esteso il rialzo per una seconda seduta, scambiando intorno a 0,8110 nelle ore asiatiche di martedì, mentre il Dollaro USA trovava supporto nella domanda di beni rifugio legata alle ostilità in corso tra Stati Uniti e Iran. L’escalation ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione e aumentando l’attenzione sulle prospettive dei tassi di interesse.
Il CME FedWatch Tool ha indicato che i mercati prezzano una probabilità del 64,2% di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre, in aumento dal 57,8% del giorno precedente, mentre i funzionari osservano il consueto periodo di “blackout” in vista della riunione FOMC della prossima settimana, nella quale è ampiamente atteso un mantenimento invariato del tasso sui federal funds. Gli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran sono proseguiti per il decimo giorno consecutivo, insieme a colpi di rappresaglia da parte di Teheran contro Paesi confinanti. Sul fronte svizzero, i verbali della BNS (SNB) hanno confermato una visione stabile dell’inflazione nel medio termine ma hanno evidenziato una crescente cautela, poiché le tensioni geopolitiche aumentano i rischi inflazionistici di breve periodo; la BNS ha ribadito la disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi per limitare un eccessivo rafforzamento del franco e sostenere la stabilità dei prezzi, con i dati sulla bilancia commerciale di giugno attesi più tardi.
Tensioni geopolitiche e slancio di USD/CHF
Nel contesto dell’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, suggeriamo ai trader di derivati di posizionarsi per una prosecuzione della pressione rialzista sul cross USD/CHF. L’aumento del rischio geopolitico ha già spinto al rialzo i prezzi globali del petrolio, con il Brent che sta testando l’area 85-90 dollari, storicamente associata a improvvisi picchi dell’inflazione statunitense. Raccomandiamo l’utilizzo di opzioni call su USD/CHF per sfruttare questo slancio, limitando al contempo il rischio di ribasso in caso di improvvise inversioni di mercato.
Con il CME FedWatch Tool che mostra un aumento delle aspettative di rialzo a settembre al 64,2%, i future sui tassi a breve stanno prezzando una politica monetaria molto più restrittiva rispetto a quanto atteso in precedenza. Storicamente, durante fasi di forte tensione in Medio Oriente, l’indice del dollaro USA (DXY) tende a guadagnare in media il 2%-3% nell’arco di diverse settimane, poiché i capitali globali cercano sicurezza. Riteniamo opportuno considerare l’acquisto di opzioni call sul dollaro con scadenze successive alla riunione FOMC di settembre, per sfruttare questo spostamento in senso “hawkish”.
Politica della BNS e dinamiche del franco svizzero
Allo stesso tempo, è necessario monitorare attentamente la Banca Nazionale Svizzera (BNS), che ha una storia di interventi aggressivi sul mercato dei cambi per evitare che il franco si rafforzi eccessivamente. In passati interventi valutari, come quelli di inizio 2024, la BNS è riuscita a contenere i guadagni del CHF per proteggere l’economia svizzera, fortemente dipendente dalle esportazioni. Considerata la pubblicazione odierna dei dati della bilancia commerciale di giugno, che tipicamente evidenziano un surplus nell’ordine di 3-4 miliardi di CHF, eventuali segnali di debolezza dell’export potrebbero innescare azioni della BNS, rendendo particolarmente interessanti posizioni short sul CHF.
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